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Botte alla mamma in
chemioterapia. La deposizione
shock del figlio sul padre

Ha visto per anni il padre insultare, offendere, umiliare, minacciare e malmenare la mamma. Oggi Marco (il nome è di fantasia) è un giovane cremonese di 20 anni. Ma quando ha assistito alle percosse nei confronti della madre, di anni ne aveva solo dieci. E oggi, davanti al giudice, ha dovuto ripercorrere quegli anni d’inferno nel processo penale contro il padre, accusato di ingiurie e di lesioni personali. “Non sono cose che si dimenticano”, ha detto il giovane, che oggi in aula ha rivisto il padre dopo un anno, “tranne che per gli auguri di Natale”. Tra i due, neppure uno sguardo. Alle percosse alla madre, che a processo è parte civile, avevano assistito sia lui che la sorella, anche lei minorenne. I fatti contestati sarebbero cominciati nel 2009 e sarebbero andati avanti fino al 2014.

All’inizio, come riferito dal ragazzo, le offese e le violenze si sarebbero verificate una volta al mese per poi diventare sempre più frequenti, fino a quasi tutti i giorni. “Le diceva di andare a guadagnare i soldi, le dava della cogliona, della larva, la chiamava verme”, ha raccontato in aula Marco, che ha detto che le percosse erano iniziate nel 2010. “La picchiava quasi tutti i giorni: calci, pugni, le prendeva la testa e la sbatteva contro il muro, le lanciava oggetti. Una volta è svenuta, pensavo fosse morta. Stava facendo la chemioterapia, era senza capelli. Volevo chiamare l’ambulanza, ma mio padre non ha voluto. Ho avuto paura che la uccidesse”. “Un’altra volta”, ha ricordato Marco, “le ha tirato un libro sul naso e lei sanguinava”. Il giovane ha raccontato che la madre aveva lividi sul viso, sulle mani, sulle braccia, sulle spalle e sulle gambe. “Quando la picchiava io cercavo di mettermi in mezzo”, ha riferito Marco, “e capitava che beccassi qualche sberla. Per cercare di tenerlo tranquillo io e mia sorella cercavamo sempre di non fare casino”. “Queste cose succedevano quando lui tornava dal lavoro”, ha detto il ragazzo, “o nei fine settimana, e capitava che poi lui uscisse di casa e non tornasse per qualche giorno. Noi lo chiamavamo, lo cercavamo, gli chiedevamo di tornare a casa”. “Anche dopo la separazione”, ha ricordato il giovane, “lui continuava ad insultarla e dava a lei la colpa di tutto”. Delle percosse che la donna avrebbe subito, non c’è alcun referto medico. In aula, Marco ha detto che non erano mai state chiamate nè ambulanza, nè forze dell’ordine, e nemmeno i due fratelli avevano raccontato cosa accadeva in casa a scuola o a qualche amico. Nessuno di loro si è mai rivolto ad un vicino di casa per chiedere aiuto. “Nemmeno i medici che l’avevano in cura per la chemioterapia si sono accorti di qualcosa?”, gli è stato chiesto. “No. La mamma aveva i lividi, ma li nascondeva con il trucco”.

All’inizio della sua deposizione, Marco ha riferito alcune frasi che il padre gli avrebbe detto dopo la testimonianza del ragazzo in sede civile per la separazione. Testimonianza oggi ripetuta al processo penale. ‘Attento a quello che dici, perchè rischi di mandare in galera tuo padre, ti faccio saltare il posto di lavoro, da me non avrai più niente, ti diseredo’. “Mi ha minacciato”, ha detto Marco al giudice. “Voleva che non dicessi le cose che ho detto al processo civile e io gli ho risposto che avrei detto solo la verità”. “Ha paura, si sente libero di parlare?”, gli ha poi chiesto il giudice. “Sono in soggezione, ma dirò la verità”, ha risposto Marco.

In aula è stata sentita anche la testimonianza della sorella dell’imputato che le aveva raccontato di liti tra lui, la moglie e il fratello della donna. “Mi ha detto di essere stato aggredito. E’ successo nel luglio del 2014. Mio fratello era andato a farsi vedere al pronto soccorso ed era tornato con un’occhio gonfio, lividi e con un taglio sullo zigomo”. La testimone ha poi riferito che in alcune occasioni la moglie e i figli si erano presentati a casa sua per chiedere a suo fratello di tornare a casa con loro. “Non ho mai visto mia cognata con dei lividi”, ha detto la testimone, che però ha precisato di averla vista solo una volta nel 2011 e un’altra nel 2012. “Ci sentivamo al telefono”. Per la testimone, quelle violente liti sarebbero scoppiate per colpa della gelosia e per la gestione familiare del denaro.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 11 marzo.

Sara Pizzorni

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Commenti
  • Chicca

    Un pazzo,! Ma lei perché subire ! Doveva denunciare,!

  • A. G.

    Sarebbe da pena di morte se ritenuto colpevole dopo tutti i gradi di giudizio.

  • lucanab83

    Chemioterapia anche se nn ne ha bisogno a questo farabutto

    • Chicca

      Una mega puntura di acido nel cervello !!!