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'Strade vuote e negozi chiusi'
Il racconto di un cremonese
appena tornato dalla Cina

E’ da poco arrivato a Cremona Paolo Nolli, partito alle 2 di mattina di giovedì da Shangai, con un volo diretto di Air China fino a Malpensa. Si trovava in Cina, a Nanchino, dal 7 gennaio, come dipendente di un’azienda svizzera del settore siderurgico che annovera clienti nell’estremo Oriente. Ora l’azienda gli ha detto di prendersi una settimana di vacanza e poi di lavorare da casa, nei prossimi 15 giorni, periodo di tempo durante il quale si potrà definitivamente escludere il contagio. Nanchino, dove ha soggiornato Paolo, si trova a quasi 600 Km dalla città di Wuhan, epicentro dell’infezione da coronavirus che sta spaventando il mondo. Paolo è abituato al Paese asiatico, vi si è già recato diverse volte, anche per conto dell’azienda americana per cui lavorava in precedenza. “Ma una situazione così non mi era mai capitata”, ci racconta. “Sia l’hotel che il quartiere erano semivuoti, molti negozi chiusi, e questo nonostante il quartiere sia abitualmente frequentato e con diversi locali. Negli ultimi giorni l’hotel era proprio deserto, ma in questo forse hanno anche inciso i festeggiamenti del capodanno. Non saprei dire, perchè non mi era mai capitato di trovarmi in Cina in questo periodo”.

“Sabato e domenica non mi sono mosso dall’albergo, ma ho sempre indossato la mascherina, anche se è faticoso parlare. Da lunedì a mercoledì, giorni in cui sono andato al lavoro, mi sono accorto che la gente in giro per strada era sempre meno; anche nello stabilimento tutti indossavamo la mascherina. Personalmente questo stato di cose non mi ha preoccupato più di tanto, anche se la situazione attorno a me era surreale. Ho incontrato pochissima gente anche andando in taxi alla stazione a Nanchino e da qui a Shangai, in aeroporto. Credo che il mio sia stato l’ultimo volo diretto disponibile, dopodichè è arrivata la notizia del blocco aereo disposto dall’Italia per i voli diretti dalla Cina. Mi chiedo però cosa ne sia dei voli con scalo intermedio”. E in effetti, passeggeri provenienti dal paese asiatico potrebbero essersi imbarcati a Dubai piuttosto che a Mosca o altro. “Quando siamo arrivati a Malpensa ci hanno misurato la febbre e preso i nostri recapiti, poi ci hanno lasciato andare”.

Al di là delle comprensibili preoccupazioni sanitarie, ci sono anche le ripercussioni economiche del coronavirus. “Adesso, ad esempio – dice Paolo – dobbiamo capire come fare per portare avanti il progetto per cui mi trovavo in Cina, infatti sarei dovuto tornarci a febbraio, ma non so se sarà possibile. E poi ne abbiamo altri due da avviare nei prossimi mesi, spero che per allora l’allarme sarà rientrato”.

Legami stretti con la Cina li ha anche il liceo Manin, dove da alcuni anni alla sezione linguistico si insegna anche il cinese come terza lingua e gli scambi di studenti sono una prassi consolidata. “Stiamo attenti all’evoluzione della vicenda coronavirus, soprattutto in prospettiva, visto che per il prossimo anno scolastico la scuola stava cominciando ad organizzare un viaggio studio. Crediamo che da qui a là la situazione emergenziale sia conclusa, ma è chiaro che qualche domanda le la poniamo visto che i preparativi li stavamo facendo proprio adesso”, spiega la preside Mirelva Mondini. Al liceo al momento non c’è preoccupazione particolare, ma è in dubbio il ritorno di due studentesse cinesi che si erano recate laggiù proprio per festeggiare il capodanno e che al momento si trovano ancora là.  Se la situazione non si sbloccasse, spiega la preside, troveremo il modo di far proseguire le lezioni a distanza”.

Ad oggi, le autorità sanitarie non hanno dato disposizioni agli istituti scolastici. g.biagi

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