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Cremona vara piano regolatore del Verde, ma Legambiente attacca: 'Stop a nuovo cemento'

L’idea di una cintura verde che metta in connessione spazi pubblici e privati a corona della città, già anticipata dall’assessore al Territorio Andrea Virgilio, qualche tempo fa, sta prendendo forma e rientra nel progetto complessivo di un Piano regolatore del verde, a cui  il Comune sta lavorando. Le aree che potrebbero essere oggetto di nuovi interventi di piantumazione o comunque mantenute verdi  sono peraltro già state individuate: se ne è parlato venerdì sera in sala Zanoni nell’incontro organizzato nell’ambito del laboratorio politico del sindaco Galimberti, ‘Cremona, si può’.

Cremona, ha evidenziato l’assessore Rodolfo Bona  è già una ‘città al verde’,  con 9.411 alberi ogni 100 abitanti e circa 30 mq di verde per abitante; 25mila tra alberi ed essenze, 945 piantati dal 2014 ad oggi e 1600 rientranti nei boschi dei nuovi nati.  Ma proprio per questo, e in vista di ulteriori piantumazioni, è necessaria una manutenzione onerosa sia dal punto di vista organizzativo, che economico. Quest’anno per ovviare alla mancanza di disponibilità finanziaria per gli sfalci del verde che la scorsa estate aveva creato parecchi problemi, si è deciso di far rientrare questo capitolo nella spesa corrente anzichè nel fondo alimentato dagli oneri di urbanizzazione, aumentando anche il budget da 700mila euro a 830mila euro. Con il passaggio che avverrà nei prossimi mesi delle Serre comunali all’Aem, il Comune manterrà al proprio interno le competenze progettuali e di controllo, cedendo invece la parte operativa attualmente in sofferenza, con 7 dipendenti (a breve 6) rispetto agli originari 9.

Riserva naturale tutelata dall’Unesco (Media valle del Po), Contratto di fiume che tiene insieme 25 comuni grandi e piccoli di varie province, Parco sovracomunale del Po e del Morbasco, che verrà ampliato comprendendo anche Stagno Lombardo: sono i tre progetti /aree di tutela ecologica di cui si sta occupando il vicesindaco Andrea Virgilio: tante le potenzialità, dalla navigazione fluviale, alla riforestazione, ma anche diversi punti problematici a cominciare dai rischi di una  ‘colonizzazione infrastrutturale’ (porticciolo turistico, punti ristoro, ecc) mentre l’unica infrastruttura dovrebbe essere il verde.  Rispondendo a fine incontro ad una provocazione di Giovanni Perrotta, del direttivo di Legambiente Cremona (“il comune non deve più consentire cambi di destinazione d’uso di aree da verdi a edificabili, residenziali  o produttive; tutte le variazioni che sono state fatte sono state sempre a scapito del verde. Dobbiamo dare un senso molto concreto quando si parla di consumo di suolo”) Virgilio ha risposto che si sta andando proprio in quella direzione, ma anche che ogni intervento è complesso e non può prescindere da una situazione urbanistica che si è stratificata nei decenni. Facendo l’esempio della strada sud, stralciata anche per non compromettere, a lunga scadenza, la fascia verde tra questa e via Giordano, Virgilio ha parlato della complessità di mettere mano a una città in cui il piano regolatore degli anni Novanta prevedeva uno sviluppo abnorme e un incremento di aree edificabili di 500mila mq. “Siamo davanti a scelte urbanistiche che risalgono a 20-30 anni fa. Quando vuoi cambiare e invertire la rotta devi tenere conto di ciò e questo è un elemento di complessità, che mi piacerebbe condividere anche con chi ci critica”. E’ stato poi fatto l’esempio del parco del Morbasco di via I Maggio, sorto anni fa tra le critiche degli ambientalisti per via dei nuovi condomini, diventato ora il secondo polmone verde della città e ripiantumato. Senza contare che anche la ciclabile di Cavatigozzi ha comportato consumo di suolo, ma a vantaggio – afferma Virgilio – di un’imprescindibile esigenza di sicurezza. g.biagi

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