Cronaca
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Coronavirus, in provincia 560 casi, ma si va verso la zona rossa solo per la bergamasca

Il presidio al confine con la zona rossa tra Pizzighettone e Maleo (foto Sessa)

Per contenere la diffusione del Coronavirus in Lombardia potrebbe essere estesa ad altre province, in particolare a quella di Bergamo, l’attuale zona rossa nel lodigiano. A darne notizia è la stessa Regione attraverso una nota, con l’assessore al Welfare Giulio Gallera che ha sottolineato come non ci sia tempo da perdere. La decisione, in ogni caso, la prenderà il governo, allargando eventualmente l’attuale area di dieci comuni in quarantena dal 23 febbraio, ma al momento Cremona non rientra tra le possibili aree interessate dall’eventuale nuovo provvedimento, dato che è proprio la bergamasca a preoccupare maggiormente i vertici regionali. Nel territorio cremonese, tuttavia, sono stati accertati 560 casi (dato aggiornato alle 19.00 di ieri, venerdì 6 marzo, ndr) di persone risultate positive al coronavirus: un dato particolarmente elevato. Una decisione a riguardo dovrebbe essere presa nella giornata di oggi, sabato 7 marzo.

A Bergamo la crescita dei positivi venerdì è stata di 86 casi rispetto al giorno precedente. “L’aumento dei casi è importante. Creare una zona rossa potrebbe essere tardivo”, ha evidenziato su Twitter Gallera, che tre giorni prima aveva suggerito la nuova restrizione sulla base del parere degli esperti. Una preoccupazione condivisa anche dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “Se va fatto, lo si faccia subito senza perdere tempo”.

Intanto l’assessore al Territorio e Protezione civile, Pietro Foroni, ha minimizzato gli episodi di violazione dell’attuale zona rossa. Ad oggi, ha scritto su Facebook, sarebbero state denunciate una trentina di persone per questo motivo: “Questo significa che su una popolazione di circa 45.000 abitanti solo lo 0,06%, cioè il nulla assoluto, avrebbe infranto le prescrizioni. E che quindi il 99,94% (cioè la totalità della popolazione) le ha scrupolosamente rispettate. Avrei voluto vedere in altri territori, italiani e non, come sarebbe andata”. Numeri che evidenziano, a suo parere, la “grandissima responsabilità” e il “senso civico” della popolazione coinvolta

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