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Decine di salme in attesa
per le cremazioni:
imprese funebri al limite

Attese infinite per poter accedere al forno crematorio, richieste quotidiane in numero tale da faticare a starci dietro, e pochissime tutele: la situazione di chi si occupa di onoranze funebri è tutt’altro che rosea in questo periodo di Coronavirus. I decessi sono all’ordine del giorno, in numero alto come non si era mai visto. “Numeri così sono assolutamente straordinari. E anche se molti non sono certificati Covid si tratta di casi sospetti a cui non viene fatto il tampone” evidenzia Federica Pietra, figlia della titolare dell’omonima agenzia. Dunque i numeri reali dei decessi “è molto più alto di quanto non dicano i dati ufficiali”. Per chi lavora in questo settore è difficile reggere ritmi di questo tipo: “La mia è un’azienda che lavora in questo campo da cinque generazioni e siamo riusciti a organizzarci, per ora, ma la situazione è al limite anche per noi. Senza contare che la burocrazia ci rende tutto più complicato”.

Un grosso problema sono anche i rischi che corrono gli operatori: “Abbiamo a che fare con casi sospetti, spesso quando arriviamo a recuperare una salma non sappiamo cause del decesso. Certo, ci proteggiamo con mascherine e guanti, ma il rischio è alto”. In tutto questo, per chi lavora in questo settore l’imperativo è garantire “un certo decoro alla famiglia e al defunto” conclude Pietra. “Si parla sempre e comunque di lutti e perdite, con famiglie che spesso riescono a salutare il proprio congiunto solo in fase di tumulazione”: situazioni drammatiche, che meritano rispetto.

Gli spazi intanto stanno diventando la difficoltà più stringente: dove mettere le salme in attesa che vengano finalmente portate al cimitero, per la sepoltura o per la cremazione? A Cremona spazi appositi non ce ne sono: “Manca un’organizzazione a monte per gestire bene le cose” sottolinea Massimiliano Fava, titolare delle Onoranze Funebri Maggiore, con sedi a Piacenza, Fiorenzuola, Parma e Bergamo. “Al forno crematorio di Parma e hanno messo fuori un container frigo e lo stesso hanno fatto a Piacenza, per posizionare le casse in attesa della cremazione. Qui a Cremona non ci sono spazi e la gente deve tenersi i morti in casa, mentre quelli che muoiono in ospedale giacciono a decine in obitorio in attesa di poter essere cremati”. Uno scenario pesante, che certo non allevia le già importanti difficoltà del sistema.

“Io mi sono attrezzato con una sala-deposito in cui riesco a tenere nove salme, con l’aria condizionata accesa giorno e notte” continua Fava. “Ma la situazione così è pesante. Cremona è organizzata male. Basti pensare che a Piacenza al forno crematorio sono attivi h24, a Cremona no. Ho dei deceduti del 20 marzo le cui cremazioni sono programmate per il 2 e il 4 aprile”.

L’attesa per la cremazione arriva anche a 20-25 giorni, con le salme “che si accumulano negli obitori di ospedali e ospizi finché non possono essere portati al polo crematorio” racconta Alessandro Pizzi, titolare dell’omonima agenzia. “Il problema è che l’80% delle famiglie vuole cremazione e i forni non riescono a soddisfare le tante richieste. E’ una situazione surreale. In questo momento abbiamo 4 salme in giacenza e non abbiamo ancora la data della cremazione”.

“Da fine febbraio stiamo lavorando senza interruzione” testimonia Marco Grassi, titolare dell’agenzia Grassi. “La difficoltà principale è senza dubbio la fatica di riuscire a dare un servizio a tutti coloro che ci chiamano. Come se non bastasse l’Ats ha emanato delle indicazioni secondo cui entro tre giorni deve essere fatta la cremazione. Trascorso quel lasso di temo bisogna invitare i familiari a cambiare tipo di sepoltura, e anche per i riti tradizionali le attese sono comunque lunghissime”.

Laura Bosio

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