Economia
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Industrie in ginocchio, l'80% ricorrerà alla cassa in deroga. Buzzella: 'Proposte per ripartire'

Effetti economici del Coronavirus e possibilità di ripresa. Dopo il pressing di Confindustria abbiamo sentito il parere del presidente dell’Associazione Industriali di Cremona Francesco Buzzella.

• Presidente, quale situazione vede davanti a voi e alle vostre imprese?
La nostra Associazione ha lanciato un’indagine per conoscere al meglio le esigenze e le difficoltà, oltre che raccogliere eventuali suggerimenti, delle imprese associate. Le informazioni raccolte hanno portato a capire che il campione di aziende rispondenti, 150 complessive, nell’80% dei casi ricorrerà alla cassa integrazione in deroga e solo il 20% non immagina quindi l’utilizzo di ammortizzatori. In tema finanziario esistono preoccupazioni sul tema della liquidità soprattutto nei prossimi mesi e le preoccupazioni sono anche legate a richieste di dilazioni nei pagamenti. Il 65% delle aziende intervistate vede situazioni di criticità sul futuro: se l’emergenza dovesse perdurare, avrebbe grosse difficoltà a continuare l’attività.
L’ulteriore timore delle imprese è legato al posizionamento sul mercato, infatti la preoccupazione non è la perdita di fatturato nell’immediato quanto il rischio di perdere clienti e rapporti internazionali e quindi, di fatto, uscire dal mercato.

• Rispetto al rapporto con il Governo, quale giudizio di sente esprimere? Quale ruolo sta giocando: positivo o negativo?
Non voglio aprire polemiche o discussioni che sarebbero sterili. Non è questo il tempo.
Sicuramente ritengo che ci siamo trovati tutti di fronte ad un evento straordinario. Mai nella nostra storia ci siamo trovati di fronte ad una crisi sanitaria, sociale ed economica di queste proporzioni. La difficoltà sta nell’avere un coordinamento per evitare divisioni.
L’unica considerazione che faccio critica verso il Governo è che il metodo degli annunci serali in TV prima di avere i testi dei Decreti e quindi le misure operative hanno creato e stanno creando tanta confusione.

• Parliamo di Unione Europea
Come ho già accennato, evento così straordinario chiede misure straordinarie e soprattutto sovranazionali. L’Europa ancora una volta in una situazione complicata si sta dividendo. Non solo non riesce a costruire una reazione economica ma non è ancora riuscita a costruire una visione sanitaria comune.
Al di là degli strumenti che verranno adottati, eurobond o il fondo di solidarietà di cui parla la Francia, il tema è che va previsto uno strumento di finanziamento inevitabilmente a debito in senso lato ma questo si rende indispensabile perché l’obiettivo è quello di non indebolire le fondamenta economiche di ogni stato, unica risposta per una ripresa. Se non salviamo il sistema industriale dei Paesi avremo compromesso definitivamente la situazione economica dell’Europa.

Un’esigenza che è stata indicata è quella della liquidità. È corretto?
Pensiamo due numeri: i 500 miliardi di esportazione del nostro Paese sono agganciati alle imprese, il 50% è fatto dall’industria metalmeccanica che oggi è quasi tutta ferma; in questo momento noi stiamo perdendo 100 miliardi di PIL al mese. La situazione diventa preoccupante nel momento in cui il lockdown dovesse continuare e se non ci sarà un’iniezione sufficiente alle aziende per attenuare i colpi della crisi. Vedremo quando sarà definito il testo di questo provvedimento sulla liquidità. Noi ci auguriamo che le richieste che arriveranno dal sistema delle imprese possano trovare rapidità di soluzione nel sistema bancario.
Le Banche oggi si sono dimostrate molto disponibili, prevedendo anche diversi strumenti. Ovviamente occorrerà passare dalle parole ai fatti e qui se sarà necessario sapremo alzare la mano se qualcosa si dovesse inceppare.
Vorrei poi aggiungere una considerazione.
Noi abbiamo lanciato come sistema Confindustria una campagna #iopagoifornitori perché ritengo fondamentale evitare l’errore della crisi del 2012 che vide l’interruzione del rapporto fornitore-cliente. Sia per la Pubblica Amministrazione che per le aziende private risulterà fondamentale non interrompere la regolarità dei pagamenti. Il fornitore non può essere utilizzato come fosse un istituto bancario, le banche, infatti, lato loro, stanno già mettendo in campo abbondante liquidità garantita dallo Stato. Rispettare gli impegni presi, oltre che una misura fondamentale per l’equilibrio finanziario del sistema economico è anche un segno tangibile del senso civico di chi fa impresa.

• Quali proposte vi sentite di fare?
Le proposte che abbiamo in mente sono molte e vanno in diverse direzioni. Per contenere i danni che l’emergenza ha creato al sistema produttivo vanno attivate al più presto misure, velocizzando il più possibile la loro operatività per dare un messaggio positivo di supporto a imprese e dipendenti.
Ci sono però aspetti che vanno immediatamente valutati e presi in considerazione: in primis avviare i cantieri di grandi e piccole infrastrutture. Ad esempio sul nostro territorio potrebbe essere vitale avviare velocemente l’autostrada Cremona-Mantova anche nell’ottica di innescare ed avviare un meccanismo di lavoro e di appalto.
Un secondo intervento, tra gli altri, che mi sento di citare riguarda il settore dell’Automotive. Dobbiamo tener presente che questo settore è cruciale per una filiera molto ampia e un indotto altrettanto ampio di piccole e piccolissime imprese. Far ripartire questa parte della meccanica avrebbe grandi vantaggi. Per farlo occorrerebbero sistemi di incentivo, come visti in passato, che possono spingere all’acquisto di automobili.

• In tema di ripartenza, cosa ci può dire? ?In questo gravissimo contesto la salute è certamente il bene primario ed ogni contributo affinché si possano  alleviare e contrastare le conseguenze dell’epidemia è cruciale.
Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che all’emergenza sanitaria seguirà una profonda crisi economica che dobbiamo essere in grado di affrontare affinché non si trasformi in depressione. È quindi il momento di costruire una fase due che abbia un percorso chiaro per ripartire.
Sono d’accordo con quanto detto da Carlo Bonomi, leader di Assolombarda. Un metodo perseguibile è quello delle cosiddette tre D: dispositivi, dati e diagnostica. Più informazioni e dati abbiamo e più riusciremo ad avere un’azione preventiva rispetto alla diffusione del contagio. Dobbiamo intervenire su questo. Le imprese che riaprono devono avere i dispositivi adeguati per operare in sicurezza, lo stato che permette all’Italia di riaprire in modo graduale deve disporre di dati che identifichino meglio l’ordine di grandezza del contagio con tamponi a tappeto, indagini sierologiche, ricerche su cluster della popolazione per procedere a misure restrittive mirate e chi si occupa di diagnostica precoce deve consentire a chi governa di tenere monitorate le situazioni a rischio.
Il criterio guida è quello della salute e dell’adozione quindi del protocollo della sicurezza del lavoratore che possa permettere alle aziende di riprendere le proprie attività. Nessuno ha maggiore interesse degli imprenditori che non ci sia una seconda ondata epidemica perchè darebbe il colpo di grazia definitivo alla domanda di mercato e quindi all’industria manifatturiera. Uscirei sicuramente dalla logica dei codici ATECO quanto piuttosto seguirei il criterio della sicurezza negli ambienti di lavoro. E questo criterio deve valere anche fuori dalle aziende altrimenti lo sforzo sarà vano.
Non possiamo immaginare il fermo delle attività produttive. Il cuore pulsante deve ripartire. Se fermiamo ancora il sistema produttivo i contraccolpi potrebbero essere molto forti e difficilmente gestibili.

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