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La Pasqua nella Cattedrale deserta, vescovo: 'Messa più difficile nel giorno più difficile'

In una Cattedrale naturalmente deserta, il vescovo di Cremona Antonio Napolioni ha celebrato la Messa nella Pasqua del Signore alle ore 11.00. La Messa “per certi versi più difficile” nel “giorno più difficile”, come ha ricordato il Vescovo durante l’omelia. Mons. Napolioni, nel corso della celebrazione, ha anche ricordato quanti si stanno spendendo in questa emergenza come medici ed infermieri e le vittime del coronavirus, a partire dai “nove sacerdoti, tra cui il parroco (don Alberto Franzini, ndr) di questa chiesa”. “Se – ha spiegato ancora durante l’omelia il Vescovo – abbiamo vissuto la Passione e la morte di Cristo nel silenzio e questo silenzio ci sembrava in sintonia con la morte di Gesù, oggi dovremmo sprizzare di gioia: ci auguriamo che tutti possano avere comunque un momento di letizia semplice”. Il Vescovo ha quindi sottolineato: “Non ci sembra Pasqua ed è un bene, perché Pasqua non deve essere una vernice di una festa di Primavera”.

L’omelia inervitabilmente non ha potuto prescindere dal momento che tutto il territorio cremonese sta vivendo: “Desideriamo tutti tornare a lavorare e a muoverci, non dovremo stare a piangere una primavera sprecata e persa, ma creare con l’aiuto di Dio e con tutte le nostre capacità migliori una lunga primavera di risveglio della coscienza, di fiducia e di laboriosità facendo tesoro di ciò che questa esperienza ci ha lasciato”. “Quanto desideriamo – ha aggiunto – che la Pentecoste segni davvero la pienezza della Pasqua”.

Mons. Napolioni ha quindi proseguito: “La morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello che continua tutti i giorni, tutti noi siamo un po’ morti e un po’ risorti, non solo per chi come me ha contratto la malattia e non siamo risorti quando ce l’abbiamo fatta e perché in tanti ci hanno aiutato a farcela. Dobbiamo scorgere in questi giorni le ferite, ma anche le tante luci che si sono accese: la riscoperta dei vicini di casa, di poter contare su qualcuno, di una maggiore unità cittadina, regionale, nazionale e mondiale”. “Sta a noi tutti – ha spiegato – far crescere il positivo: le cose di lassù sono oggi più che mai necessarie quaggiù”.

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