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Riapertura dei cinema ancora lontana,
il gestore del Cinechaplin:
'Ripensare il nostro futuro'

Lettera scritta da Giorgio Brugnoli

Siamo ancora nel pieno della Fase 1, ma tanti sono i segnali di una prossima ripresa delle attività economiche finora bloccate, con le dovute precauzioni, come ha detto anche ieri la Regione Lombardia. Tra i settori pesantemente colpiti dal lockdown c’è quello cinematografico. Queste le riflessioni di Giorgio Brugnoli, gestore del Cinechaplin e dell’Arena Giardino, nell’area Frazzi.

“Venerdì 21 febbraio l’ultima proiezione, Parasite, del regista Premio Oscar Bong Joon Ho, nell’attesa del nuovo film con Elio Germano dedicato ad Antonio Ligabue.
Due lunghi mesi sono trascorsi da quella data, due mesi interminabili senza cinema, ma anche senza teatro, auditorium, biblioteche, librerie, musei.
Chiuse scuole e Università e tutti quei luoghi in cui si coltivano lo spirito, la cultura e l’incontro.

L’emergenza sanitaria non è terminata, ma si profila finalmente qualche speranza di future riaperture pur fra il disorientamento degli operatori e l’incertezza delle proposte.
Le priorità del momento sono altre e più urgenti, tuttavia il dibattito sul “dopo” è in corso a ogni livello. Desideriamo, nel rispetto dovuto alle emergenze, aggiungere il nostro pensiero, un punto di vista sul futuro del cinema, delle sale cinematografiche non solo cremonesi, a cui vi chiediamo di collaborare.

Già prima della pandemia la situazione economica del settore audiovisivo non era brillante e purtroppo il pensiero attuale di molti colleghi è che numerose realtà non potranno riaprire.
Luoghi di aggregazione come i cinema e i teatri, del resto, portano in sé il rischio effettivo dovuto all’assembramento e, comprensibilmente, saranno tra gli ultimi a poter tornare attivi.

Tante sono le domande che quotidianamente ci poniamo: quando riprenderanno le uscite dei film? Come organizzarci per la riapertura? Come pagare le spese fisse per ora solo posticipate? Quanto tempo sarà necessario affinché il pubblico torni al cinema serenamente?
Le risposte sono condizionate da molti fattori e una soluzione convincente non è ancora arrivata.

Al di là degli auspici, infatti, ad oggi possiamo contare su poche misure in grado di alleviare in parte il nostro disagio economico: la Cassa Integrazione per i dipendenti, prevista dal Governo centrale, e l’abolizione dell’Imposta Regionale Attività Produttive decisa da Regione Lombardia a inizio anno.

Rimangono tuttavia spese particolarmente gravose da considerare, una su tutte il costo per l’affitto dei locali. Il Decreto Cura Italia ha infatti previsto per molte attività commerciali la possibilità di ottenere un credito d’imposta su quanto pagato al locatore, escludendo, però, la nostra categoria.
Alle Amministrazioni comunali l’Agis, l’associazione che ci rappresenta, ha chiesto di rinviare e alleggerire l’IMU e la TARI: attendiamo una risposta.
Misure come il prestito garantito dallo Stato, infine, è verosimile possano essere più efficaci per attività medio grandi piuttosto che per una micro impresa già in difficoltà.

Se la prospettiva è una riapertura verso l’autunno (non prima di 7/8 mesi) e non arriveranno sostegni veramente impattanti, sarà molto difficile riuscire a mantenere il cinema in attività, anche per la quasi certa cancellazione della stagione 2020 all’Arena Giardino.

Sottolineerei un ulteriore aspetto, peculiare del settore culturale dell’intrattenimento: il basso numero di imprenditori che svolgono una reale e piena attività di impresa privata.
Nella maggior parte dei casi, infatti, le attività culturali sono promosse grazie all’intervento di fondazioni, associazioni, enti pubblici o para-pubblici, rari nel settore cinematografico. Si aggiunga la concorrenza di molte sale multiplex, favorite dall’essere inserite in contesti di facile accesso, con negozi, gallerie, ristoranti, spazi di uso comune,
Realtà come il cinema Chaplin, impresa privata che non può contare su un costante sostegno pubblico, diretto o indiretto, si collocano in una posizione intermedia, in costante stato di criticità.
Questa autonomia ci ha consentito di fare scelte coraggiose, non legate strettamente alla logica commerciale: rassegne, appuntamenti dedicati alla promozione della salute, dell’ambiente, delle tematiche sociali, sempre coinvolgendo sia realtà del territorio che istituzionali. Scelte che implicano molto lavoro e sacrifici, ma questo è il cinema che ci piace proporre, che si propone come strumento di lettura della realtà.
In momenti come questo tale indipendenza si fa rischiosa poiché presenta un costo alto, difficilmente sostenibile. Va progettata una forma di sostegno che aiuti a mantenere attive le sale in cui si fa cinema di qualità.

Il cinema è un luogo di incontro, di dibattito, di piacere condiviso e tale potrebbe continuare ad essere, anche attraverso nuove scelte o percorsi che meglio si adattino ai tempi che stiamo vivendo.
Invitiamo chi da anni ci segue e ama il cinema a pensare insieme nuove formule per non far morire una emozione”.

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