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Giuliano Regis e il Gargano,
la lettura intima di questa
terra nelle sue foto

Lettera scritta da Domenico Sergio Antonacci

Gentile Direttore,

scrivo dalla lontana Puglia e precisamente dal Gargano, lo “Sperone d’Italia”, per portare la mia testimonianza di affetto e vicinanza alla famiglia Regis per la perdita del caro Giuliano.Il mio incontro con lui è molto particolare, potremmo dire al passo con i tempi.Faccio un salto all’indietro, 2012, quando io, giovane ventiquantrenne, trovo delle foto degli anni ’60 del Gargano sul sito Flickr; lo stupore è grande per la qualità e per la lettura profonda di una realtà che di lì a poco sarebbe scomparsa a causa del “progresso”.

Decisi di inviare un messaggio tramite quella piattaforma all’autore delle foto per complimentarmi del reportage e tutto sembrò finire lì fino a quando, mesi dopo, ricevetti una risposta. Da lì iniziò una corrispondenza, prima elettronica e poi telefonica, che portò Regis e Lidia a tornare sul “suo” Gargano, nel 2016, per conoscersi di persona. Ricordo che mi mostrò tutto il materiale prodotto nella mia terra e inedito, qualcosa di sorprendente e prezioso perchè testimone di pezzi di passato a noi vicinissimi eppure così lontani.

Visitammo i luoghi da lui fotografati negli anni ’60 insieme, il borgo di Cagnano Varano in particolare e iniziammo a discutere sullo sviluppo di un progetto di archiviazione e divulgazione dei suoi lavori sul Gargano. Regis voleva donare le foto a un soggetto pubblico che ne facesse buon uso e infine pubblicare un libro con me; fu un grande onore per me aver raccolto la sua fiducia e stima nei miei confronti. Poi l’amara telefonata dove mi parlava delle sue difficili condizioni di salute e mi “consegnava” il grande onore e onere di portare a compimento, da solo, quel progetto. Ed ora eccomi, a scrivere a questa redazione perchè mi sento in qualche modo legato a chi porta il ricordo di Regis, ai suoi familiari che non ho mai conosciuto ma che abbraccio forte.Con la sua fotografia Regis ha lasciato sul Gargano, come nella Valcamonica e chissà in quanti altri luoghi, un pezzo di sé.

 

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