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Divorzio Cauzzi-Ponchielli:
si dimette Walter Montini,
rappresentante soci sostenitori

Dopo il siluramento del Sovrintendente del Ponchielli Angela Cauzzi, messa alla porta dopo oltre 30 anni alla direzione del teatro, Walter Montini si è dimesso da rappresentante dei soci sostenitori del teatro. “Si chiude qui”, scrive Montini, “la mia presenza nell’assemblea della Fondazione del Teatro Ponchielli in rappresentanza dei 16 soci sostenitori del Teatro; non aspetto l’approvazione del bilancio a giugno, me ne vado prima. Si conclude una esperienza unica, che mi è piaciuta, accompagnata dalla soddisfazione di vedere i bilanci in buona salute, nonostante le molte difficoltà finanziarie; ma si chiude con il marchio di una sconfitta: quella di non aver saputo salvaguardare fino alla fine l’esperienza dell’attuale management del Teatro, a partire dalla Sovrintendente Angela Cauzzi fino all’ultimo dipendente della Fondazione; una squadra – che vivevo con sentimenti familiari – che ha contribuito a rendere grande, si, grande, il nostro Teatro, alla quale va il merito dei risultati del bilancio.

Ero in disaccordo – e con me alcuni soci – sul cambio della Sovrintendente alla scadenza del contratto (31.12.2020). Per molti motivi: i risultati positivi degli ultimi bilanci (il 2019 presenta addirittura una avanzo di circa 4.000 euro!); la difficile situazione che attraversa tutti i teatri in questa stagione della pandemia, e del post-pandemia, per alcuni versi drammatica e insidiosa; la necessità di consolidare quindi una gestione positiva della Fondazione con il Consiglio di amministrazione che oggi registra l’ingresso di due nuovi consiglieri ai quali per ora, essendo di nomina recente, non può ascriversi alcun merito al riguardo. “Non si cambia cavallo mentre si guada il fiume” – dice un proverbio argentino recentemente evocato da papa Francesco; e pensavo ad una opportuna continuità. Devo, in fine, ammettere che non ho trovato una generale analoga condivisione da parte dei soci: il risultato, appreso sul giornale locale oggi, ne certifica l’esito. La vita è fatta di vittorie e di sconfitte; e in questa vicenda sono stato sconfitto, e me ne vado anzitempo.

Quel che contestavo non era tanto una delineata nuova progettualità culturale che so attiene alla politica locale, ad una precisa legittima scelta politica dell’Amministrazione, soprattutto dopo il recente rinnovo politico: non mi compete e non ne avrei nemmeno gli strumenti. Accanto ad alcuni spunti progettuali, peraltro condivisibili, posso solo osservare (ecco il pensiero contromano) che se passa l’idea che la politica culturale del Teatro ritorna al Comune, ridiventa cioè “una cosa loro”, sottovalutando o relegando in un angolo disatteso il ruolo dei soci fondatori e sostenitori, la cosa è destinata a prendere una piega pericolosa. Il mio dissenso, peraltro chiaramente espresso nelle sedi istituzionali competenti, riguardava e riguarda nella sua essenza il metodo e lo stile messo in atto per raggiungere un obiettivo – la sostituzione della Sovrintendente – insorto improvvisamente, per inspiegabili ragioni, dalla sera alla mattina, immediatamente dopo la nomina dei due nuovi consiglieri del Teatro – tra l’altro neppure cremonesi…

Ho voluto rendere pubbliche queste mie considerazioni per contribuire ad una analisi e approfondimento della situazione che ritengo necessario. La dott.ssa Cauzzi, l’amica Angela, non ha bisogno delle mie difese; è lei che ha fatto grande il Teatro Ponchielli, per unanime riconoscimento anche di molti teatri di tradizione italiani! La utilizzo – lei non me ne vorrà – come simbolo di un nuovo corso delle cose, che non condivido e che fortemente mi preoccupa.

Il nostro è un tempo fragile, una stagione delicata; usciremo da questo periodo di follia pandemica, non so quando, ma ne usciremo. E so di certo – in compagnia di molti scrittori e filosofi (cito solo Umberto Galimberti e il cremonese amico Mauro Ceruti) – che usciremo peggiori, più cattivi, perché ciascuno renderà palese quel che veramente è e ha dentro : altro che parlare di alba di un “nuovo umanesimo”…. Ne vedremo delle belle… Avanti chi vuole, si accomodino!”.

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