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'Ho bisogno di soldi per tornare
dalla Costa d'Avorio': anche le
parrocchie vittime di phishing

La Parrocchia dei Ss. Filippo e Giacomo, a Castelleone, vittima di phishing. Un tentativo di accalappiare la buona fede dei parrocchiani i cui indirizzi mail sono stati ‘rubati’ dalla mailing list della parrocchia di cui è stato creato un falso account. Questa mattina il parroco don Giambattista Piacentini ha presentato denuncia contro ignoti, dopo che diversi parrocchiani gli hanno segnalato di aver ricevuto uno strano messaggio nel quale vengono chiesti 500 euro per aiutare una persona non meglio specificata a tornare in Italia. Chi scrive, firmandosi ‘La parrocchia’, dice di trovarsi in Costa d’Avorio e di avere perso cellulare, carta di credito e contanti, dimenticati in un taxi. “E’ imbarazzante – si legge nel messaggio – per me chiederti questo, ma desidererei che mi potessi sbloccare con 500 €, al momento del mio rientro ti rimborserò al più presto possibile. Ti prego di tenere questa mail solo per te per non inquietare i miei. Se sei disposto ad aiutarmi, ti dirò come fare. Attendo tua risposta e grazie infinite”.

Una richiesta abbastanza strampalata, difficilmente credibile, ma che può trarre in inganno molte persone. Non è certo il primo caso: soprattutto nel periodo del massimo isolamento interpersonale per il Covid, le truffe o i tentativi di truffa on line si sono amplificati, complice l’incrementato numero di utenti collegati e l’aumento esponenziale dello smart working. Con il rischio che a finire nella rete degli hacker siano anche profili aziendali.

“Le statistiche dei primi mesi del 2020 – spiega il referente provinciale di Federprivacy Roberto Vitali – segnano un calo di tutte le tipologie di reato tranne le truffe. Per questo manteniamo altissima l’attenzione e chiediamo ai cittadini di fare altrettanto denunciando gli episodi.

“Il phishing è un tentativo di frode in cui un mittente si spaccia per un altro per ottenere le informazioni sensibili di una vittima ignara o infiltrare malware dannosi nel suo sistema. Il termine deriva dall’inglese to fish, e richiama un concetto molto simile: nel phishing i truffatori utilizzano e-mail fraudolente come esca per “pescare” le password. La grafia con il “ph” rimanda al vocabolario degli hacker. Sebbene le truffe via e-mail siano sempre più sofisticate e difficili da riconoscere come tali, non sono mai perfette al 100%. Se si presta attenzione si possono evitare danni. Questi i consigli di base per evitare di cascare nella rete:  verificare l’indirizzo del mittente; verificare la modalità di apertura dell’e-mail; controllare grammatica e ortografia; non aprire dei link; non fornire i vostri dati; non scaricare file allegati; non cedere a ricatti o minacce”. g.biagi

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