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PAGINE DI STORIA - A Parigi
una piazza dedicata
al cremonese Darno Maffini

di Marco Bragazzi

Place della Republique rappresenta uno degli importanti snodi cittadini di Parigi. Quella piazza, nomen omen, rappresenta il simbolo della Repubblica Francese da circa due secoli e, nonostante nel tempo la stessa repubblica abbia passato periodi di natura monarchica, nella piazza il sigillo repubblicano con le parole di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza è presente da quasi 150 anni così come la Caserma Prince Eugene che domina l’area. Lasciamoci alle spalle Piazza della Repubblica e, a piedi, percorriamo poche decine di metri lungo la altrettanto simbolica Avenue de la Republique per fermarci davanti ad una piccola piazza che, inaugurata nel 2013, si appoggia lungo un canale che porta direttamente alla Bastiglia. Il nome di quella piazza non è francese ma cremonese e, alzando lo sguardo, si può incrociare la targa con la dedica toponomastica a tale Darno Maffini classe 1908, scomparso nel 2002 nella tentacolare metropoli francese dove abitava fin dal 1922.
Il 19 agosto 1944 la calda estate parigina sembrava dover cambiare le sorti della storia, poche settimane prima, il 6 giugno, con il D Day gli Alleati avevano messo piede in Normandia cominciando il percorso di liberazione dell’Europa e così il generale francese De Gaulle, da Londra, ordina l’insurrezione di Parigi per facilitare il percorso di liberazione del suolo francese dalle forze naziste che lo occupavano da ormai 4 anni.
A guidare l’assalto contro il comando tedesco insediato alla Caserma Prince Eugene vi è il cremonese Darno Maffini, un artigiano nato nella città del Torrazzo che, nell’agosto 1944, aveva progettato e seguìto l’attacco ai soldati tedeschi chiusi nel Place de L’Opera prima di lanciarsi contro la famigerata caserma di Piazza della Repubblica. Darno era nato a Cremona nel 1908, ma la sua incredibile storia è ancora da capire e raccontare, è la storia di un artigiano “o ciabattino” come veniva definito allora, che si ritrova con una piazza a lui dedicata a Parigi.

LA LOTTA ANTIFASCISTA. L’infanzia di Darno si svolge in città, poche sono le informazioni al riguardo, anche perché dopo alcuni anni, la famiglia si trasferisce a Verona, città natale del padre storico militante socialista.
Il periodo veronese dura poco, nel 1922 il giovane Darno entra in contrasto con dei militi fascisti e suo padre, per non aver problemi, lo spedisce dagli zii a Parigi dove il ragazzo studia alla Accademia di Belle Arti e comincia la sua attività come artigiano nel settore delle calzature di moda. Questo repentino trasferimento sarà uno dei passaggi più importanti nella vita del giovane cremonese, oltre a vivere nella capitale francese “lontano dai guai” il suo nome e i suoi connotati non faranno a tempo a venir classificati e schedati dall’OVRA, la polizia segreta ai tempi del fascismo fatto che, successivamente, lo renderanno molto più libero di muoversi con tranquillità.

LA GUERRA CIVILE IN SPAGNA E I ‘MAQUIS’ PARIGINI. Maffini comincia presto la sua carriera come “ciabattino”, con il suo lavoro riesce a crearsi una posizione di tutto rispetto nel crescente mondo della moda femminile parigina, è molto bravo a creare modelli sempre più moderni per le sue clienti, così come sarà bravo a far perdere le sue tracce sia ai tedeschi che in Italia. Il suo addestramento militare avvera direttamente “sul campo”, nel 1936 si trasferisce in Spagna con molti italiani esuli in Francia per combattere con le forze repubblicane contro i nazionalisti guidati da Francisco Franco, nella penisola iberica rimarrà fino al 1939 quando, una volta preso il potere da Franco, tornerà a Parigi.
Nel giugno 1940 Parigi viene occupata dalle forze tedesche, per Darno comincia un’altra guerra, quella legata allo spionaggio, alle staffette partigiane e alla ricerca di fonti sicure di informazioni. Nel 1942 organizza ed addestra i primi gruppi di “maquis” parigini – ovvero partigiani – nel suo quartiere, l’XI arrondissement, lavoro molto rischioso che andava portato avanti in maniera silenziosa per evitare i delatori e i micidiali investigatori della Gestapo, nei suoi locali le reclute venivano preparate alla guerriglia urbana, proprio in vista del momento buono per poter insorgere e liberare Parigi.

LA RETE CLANDESTINA IN ITALIA E LA FUGA DAL TRENO PER MAUTHAUSEN. Maffini però pensa anche all’Italia, all’inizio del 1943 comincia a tessere una rete di oppositori italiani al regime fascista, parte dalla Costa Azzurra dove risiedevano molti esuli e si sposta regolarmente in Italia per impostare una struttura di contatti, il suo vantaggio e la sua facilità nei movimenti sta nell’anonimato che lo ha sempre tenuto “fuori dai radar” dell’OVRA e della Polizia del Reich, per cui risultava come un normale commerciante di scarpe che faceva spola tra l’Italia e la Francia. Con l’8 settembre dello stesso anno cambia tutto: Darno è a Verona, territorio che conosce molto bene, il giorno dopo si unisce ad altri volontari per una azione contro i tedeschi che, dal Brennero, stavano entrando in città. Viene catturato ma, sempre grazie all’anonimato che lo caratterizza, invece di finire nella mani della Gestapo viene caricato su treno con destinazione Mauthausen, triste destinazione che, per sua fortuna, non raggiungerà mai dato che a Innsbruck riesce in una azione di sabotaggio e a scappare da quel treno destinato in un luogo da cui pochi ritorneranno. Maffini si rende conto che deve “cambiare aria”, il suo nome in Italia potrebbe cominciare ad essere “conosciuto”, da Innsbruck attraversa la Svizzera e si unirà nel coordinamento dei partigiani nel varesotto dove rimarrà fino all’aprile del 1944 quando, con “l’aria più pulita” riesce a rientrare in Francia grazie ai suoi documenti francesi. Appena tornato nella capitale trova nella sua bottega una cliente molto particolare, la moglie di Erwin Rommel, quella “volpe del deserto” comandante assoluto delle forze tedesche in Francia a cui Hitler aveva assegnato il compito di fermare la futura invasione anglo americana.

LA RIVOLTA DI PARIGI E IL RITORNO IN BOTTEGA. La fama del “ciabattino” cremonese era notevole a Parigi, fama che lo rendeva anche più “tranquillo” nei movimenti all’interno della città senza quei problemi che venivano provocati spesso dai controlli dell’esercito. Maffini ha ormai i contatti giusti per poter organizzare parte della rivolta parigina, De Gaulle – che incontrerà successivamente – lo lascia libero di preparare la strategia della rivolta che, nell’agosto del 1944, diventerà parte del percorso di liberazione della Francia.
Dal 19 al 25 agosto i francesi insorgeranno contro gli occupanti tedeschi, Maffini è in testa a quegli uomini e donne armati e preparati per la guerriglia urbana, durante l’attacco alla caserma Prince Eugene verrà ferito al ginocchio ma continuerà a combattere per “la sua Parigi”. Con la fine della guerra, tornerà nell’anonimato che lo aveva sempre circondato, Maffini continua a disegnare e a creare scarpe d’alta moda nella sua bottega, fino a quando, nel 2013 gli verrà dedicata una piazza nel suo quartiere. Una piccola foto con la Croce di Lorena sulla divisa militare fa capire quanto fosse il legame, corrisposto, tra la la resistenza francese e quella persona nata a Cremona.

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