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2 giugno all'insegna
della sobrietà in
piazza del Comune

Breve cerimonia del 2 giugno questa mattina in piazza del Duomo. Niente palco montato davanti al Palazzo, niente banda, ma una colonna sonora registrata. Autorità schierate al centro della piazza, davanti al Tricolore. Poi, nel giro di pochi minuti, l’ingresso della corona in onore dei caduti portata da due militari dell’Arma. Il tutto si è svolto nel giro di poche decine di minuti, davanti a una piccola folla sparpagliata nei vari angoli della piazza. Erano presenti il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti e il presidente della Provincia Mirko Signoroni, il prefetto Vito Danilo Gagliardi, il Questore Carla Melloni, la presidente della  Croce Rossa di Cremona Loredana Uberti e un rappresentante delle associazioni combattentistiche, oltre ai vertici militari.

Nel messaggio alla nazione diffuso ieri sera, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva lanciato un appello “all’unità morale”, che viene “prima della politica”. Un invito rivolto al Paese, ma anche alla maggioranza e all’opposizione in Parlamento. Il capo dello Stato ha chiesto di tornare allo spirito costituente, per uscire da quello che definisce “un incubo globale”. E se ne esce “soltanto insieme”, come allora, nel 1946, dopo la guerra. “Mi permetto di invitare, ancora una volta, a trovare le tante ragioni di uno sforzo comune, che non attenua le differenze di posizione politica né la diversità dei ruoli istituzionali. Le sofferenze provocate dalla malattia non vanno brandite gli uni contro gli altri. La festa della Repubblica quest’anno più che mai interpella tutti coloro che hanno una responsabilità istituzionale  – a partire da me naturalmente. C’è qualcosa che viene prima della politica e che segna il suo limite: qualcosa che non è disponibile per nessuna maggioranza e per nessuna opposizione: l’unità morale, la condivisione di un unico destino, il sentirsi responsabili l’uno dell’altro. Una generazione con l’altra. Un territorio con l’altro. Un ambiente sociale con l’altro. Tutti parte di una stessa storia. Di uno stesso popolo”.

Fotoservizio Francesco Sessa

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