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Piccolo è bello, extralarge
è meglio: il futuro
incerto dei piccoli comuni

Piccolo è bello. Extralarge è meglio. Lo sanno i sindaci dei piccoli comuni.
Consolati da molti, di fatto soli, gli under 3 mila abitanti spesso rimediano una pacca sulla spalla, un’esortazione a non mollare, un attestato di solidarietà, un augurio. Cose belle. Da libro Cuore. Non sufficienti a cancellarli dal club di quelli dal futuro incerto. Sono tra la favola e la realtà. Tra la narrazione e la quotidianità. Sono l’interfaccia diretto e credibile delle istituzioni con i cittadini.

Nel Monopoli delle aziende pubbliche i sindaci small passano la vita a decidere su Vicolo Stretto e cullano il sogno di soggiornare nel Parco della Vittoria.
Nelle scelte politiche e strategiche del territorio contano quanto il due di coppe quando la briscola è spade.
Nelle spartizioni dei pani e dei pesci si prendono briciole e lische, manco un grazie o un sorriso.
Sono il collo di bottiglia, la cloaca nella quale confluiscono rogne di ogni tipo. Ultimo anello di una catena che parte da Roma, fa tappa a Milano e passa da Cremona, sono caricati di responsabilità su direttive, regolamenti, norme che spesso non possono applicare per mancanza di personale e risorse.

Piccolo è bello. Non in politica e nel governo degli enti locali. Piccolo è frustrazione, calvario, rabbia. Piccolo è una battuta di Totò «Ma mi faccia il piacere». Piccolo è scatologia.
Non sempre gli extralarge sono aquile imperiali, ma per postulato sono più intelligenti, più preparati, più svegli dei pecoroni small e il copyright appartiene a un sindaco XXL della nostra provincia.
E’ anche vero che Davide ha sconfitto Golia, ma il fatto risale a migliaia di anni fa. Succede nei romanzi e nei film. Qualche volta nella realtà, ma solamente a ogni morte di Papa. Dalle nostre parti, ogni due.

La legge non aiuta gli under 3 mila. Per l’elezione del presidente della Provincia un solo voto di un consigliere di un comune extralarge conta più della somma di tutti i voti dei consiglieri di un comune small. Considerati i tempi, si potrebbe accusare di razzismo Graziano Delrio, padre di questa discriminazione. Ma non servirebbe a riparare i disastri provocati per l’elezione del presidente della Provincia di Cremona. Lo scorso novembre la consultazione ha visto un’affluenza del 22,30 per cento degli aventi diritto al voto e i comuni extralarge, muscolosi e arroganti, hanno imposto la loro forza. Carta canta e i numeri non tradiscono. Si interpretano, ma non si cambiano.

Pochi giorni fa il presidente della Provincia ha nominato i suoi consiglieri delegati, che sono equiparabili agli assessori, ma senza la possibilità di firma. Il prossimo novembre, secondo la legge Delrio, scade il mandato del consiglio provinciale in carica. Contestualmente anche i consiglieri delegati decadano. Abbiamo dunque un presidente in carica da sette mesi e quindi a inizio mandato, mentre la ‘giunta’ , fresca di nomina, ha già le valige in mano.
Definire kafkiana la situazione non è molto originale, ma rispecchia la realtà. Eppure nessuno fiata. Non gli extralarge. Non gli small. Aggiungere commenti e considerazioni sarebbe maramaldo

Spesso gli under 3 mila sono considerati truppe cammellate utilizzate nelle assemblee per ratificare le nomine negli organismi sovracomunali, negli enti collaterali, nelle società partecipate. Nomine già decise dagli extralarge prima dell’inizio dell’assemblea stessa.
Portare la borraccia al capitano non è disdicevole, diventa problematico se il caposquadra non è Eddy Merckx. Vinceva sempre e ovunque e i gregari godevano dei vantaggi dei trionfi. Anche una vita da mediano può essere soddisfacente. Per dirla con Ligabue, «giocare generosi» per i campioni non è malaccio.

Allora, dove sta il problema? Nel panorama della politica e della pubblica amministrazione provinciale. Non offre dei Messi, dei Maradona, dei Pelé per i quali sacrificarsi. Qualcuno si atteggia a campione, ma nelle volate non arriva mai primo, oppure sbaglia il goal a porta vuota. Invece di vincere la Milano-Sanremo, conquistare lo scudetto, alzare la Champions League, questi qualcuno si accontentano della biciclettata ecologica. Forse, della coppa del nonno. Non di rado, quella dei ciula.

Ogni tanto gregari e mediani protestano, ma si tratta di lamenti che durano quanto una scritta sulla sabbia.
Uniti gli under 3mila potrebbero condizionare gli extralarge, ma non succede quasi mai. Qualche anima pia a Roma ha provato a suggerire soluzioni. Prima con le unioni dei comuni, poi con le aggregazioni delle funzioni. Autonomamente, il Cremasco ha tentato con l’Area Omogena. Per Roma e per Crema nessuna standing ovation e molti buchi nell’acqua.

I Comitati consultivi, appena sfornati dal presidente della Provincia e ancora caldi sono l’ultimo tentativo per il coinvolgimento e il confronto dei sindaci small o appena un po’ più in carne. Un progetto ambizioso per dibattere del mondo tutto. In bocca al lupo e auguri sinceri di successo, ma, garantito al limone, cambierà poco. Piccolo è bello. Extralarge large molto di più.

Antonio Grassi

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