Cronaca
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La ferita all'ambiente di via Del Sale: 'Strada violentata da un flusso veicolare abnorme'

Foto di repertorio

“Il traffico in Via Del Sale mi pare, se possibile, aumentato. Strada potenzialmente bellissima, di grande interesse naturalistico, violentata da un flusso veicolare abnorme. Il movimento inizia ormai alle 5 e prosegue, con diversa intensità ma incessantemente, fino a tarda sera. Aprire le finestre significa percepire l’odore dei gas di scarico. A finestre chiuse, l’inquinamento sonoro non si ferma, aggravato da un asfalto molto degradato che aumenta il rumore di rotolamento degli
pneumatici. In una strada non più larga di cinque metri, transita di tutto, dall’auto al tir al mezzo agricolo. Il disagio a cui sono
costretti i residenti è del tutto trascurato dalle amministrazioni che si succedono. Non per scelta di indirizzo ma, temo, per cinismo, opportunismo politico attuato in spregio di coloro che sono costretti a subire. Le libertà decisionali di chi governa sono indiscutibili, ma nel contempo sussiste l’obbligo, etico ed amministrativo, di pensare alle conseguenze delle scelte intraprese. Dietro al paravento della democrazia, la politica lascia che una presunta maggioranza di cittadini, per lo più insensibile perché non toccata personalmente dal disagio, si scanni con una presunta minoranza immolata, sospetto,
sull’altare dell’utilitarismo elettorale. Non è esempio di smart city! Ritenere inattuabile la costruzione di una nuova strada non
costituisce valido motivo per l’immobilismo, per la Via Del Sale così come per le altre nelle stesse condizioni. Urgerebbero quantomeno adeguate misure mitigatorie e compensatorie: un manto stradale fonoassorbente, un mirato divieto di transito, l’istituzione di giornate di blocco del traffico, contributi in denaro per la protezione dall’inquinamento sonoro e per il condizionamento e la purificazione dell’aria domestica. Si preferisce fare finta di nulla, generando ingiustizie, prediligendo un incoerente atteggiamento di ambientalismo a corrente alternata, di cui la prima vittima è l’ambiente stesso. Si guarda al disastro ambientale ipotetico ma non a quello già in corso, mortificando gli stessi principi di cui si pretenderebbe di essere
paladini”.

Andrea Giacalone

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