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Ospedali e Rsa, esposti
in Procura: no alla gogna
per gli operatori

Al centro Sergio Ravelli

Sig. direttore,
diciannove medici del Pronto soccorso dell’ospedale San Matteo di Pavia, in una lettera spedita al quotidiano locale, hanno voluto denunciare pubblicamente il loro disappunto per quello che sta accadendo: ”Abbiamo sperimentato la paura, la tristezza, la desolazione, l’impotenza, siamo stati chiamati eroi. Oggi riceviamo richiami, segnalazioni, esposti in Procura. Se quello che abbiamo vissuto ci è sembrato un incubo, questo epilogo lo è ancora di più”. Il direttore del reparto, prof. Stefano Perlini, che ha condiviso lo sfogo con i suoi colleghi, ha aggiunto: ”Sembra che il problema sia solo quello di capire di chi è stata la colpa di tanto dolore. Ora, gli esposti non riguardano il nostro gruppo di lavoro, ma è comunque avvilente, soprattutto se si pensa alle fatiche fatte, all’energia profusa e anche a quel clima di solidarietà, di umanità che si era creato. Oggi si cerca solo di individuare i responsabili”.

Ricordo che il Pronto soccorso di Pavia è stato in prima linea nella lotta al Covid-19, con punte di 300 accessi al giorno nel periodo nero, quando l’ospedale di Lodi veniva sopraffatto dall’emergenza e quello di Cremona aveva usaurito i posti letto. Ricordo, altresì, che l’ospedale Maggiore della nostra città è arrivato ad accogliere contemporaneamente 640 contagiati (di cui 64 in terapia intensiva) e che, in soli tre mesi, sono stati presi in cura 2.100 persone. Penso che l’amarezza, la delusione e l’arrabbiatura dei medici di Pavia sia largamente condivisa dagli operatori e dai responsabili di tutte le strutture sanitarie della Lombardia – residenze per anziani in primis – che da mesi sono oggetto di indagini da parte della magistratura inquirente.

Dal monitoraggio che sto effettuando con l’aiuto di alcuni militanti lombardi del Partito Radicale, risulta che sono 11 le procure della Repubblica della Lombardia che si sono attivate (al momento, solo la provincia di Varese non è coinvolta) con indagini a tappeto nei confronti di Rsa e ospedali. Sotto la spinta di centinaia di esposti promossi da Codacons, sindacati, associazioni di famigliari delle vittime e comitati “verità e giustizia per le vittime del Covid-19”,  sono stati aperti decine e decine di fascicoli contro ignoti per “omicidio colposo ed epidemia colposa”. Durante le tante perquisizioni effettuate dai Nas dei carabinieri è stata acquisita una enorme mole di documentazione che è ora al vaglio dei pool di magistrati ed esperti di cui le procure si sono dovute avvalere. Dopo alcuni mesi d’indagine (la prima, nei confronti dell’ospedale di Codogno, è partita il 26 febbraio), gli indagati si contano sulle dita di una mano. Le indagini sono evidentemente complesse e il tempo occorrente alla magistratura inquirente per portare a termine indagini di questo tipo sono notoriamente molto lunghi. Ma nel caso dovessero iniziare i processi a carico di qualche indagato, quanto tempo sarà necessario per esperire i tre gradi di giudizio? Nell’attesa, possiamo almeno sperare che ci venga risparmiata la messa alla gogna dell’imputato-capro espiatorio, che di norma, è il soggetto più debole e indifeso, pur di soddisfare questa domanda di “Verità” che proviene dalla società?

Sergio Ravelli, consigliere generale del Partito Radicale

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Commenti
  • Gino Testi

    Sinceramente non si capisce dove voglia andare a parare Ravelli con questa lettera, a dir poco discutibile nella forma e nella sostanza, a parte farci sapere che lui e un gruppo di militanti radicali stanno “monitorando” le diverse indagini avviate in regione Lombardia dalle procure. A parte l’appello retorico ad evitare ‘capri espiatori’, e la considerazione altrettanto retorica sulle lungaggini della magistratura (in questo Paese sventurato estendibile d’altronde a ogni indagine delle procure), quello che sfugge è se sia o meno d’accordo con le iniziative delle vittime di un sistema sanitario inaccettabile, di chiunque siano le responsabilità. Quel suo virgolettato alla parola “verità”, in una conclusione che sembra quasi irridente (“… pur di soddisfare questa domanda di “Verità” che proviene dalla società), è un affronto alle tante vittime inermi e ai loro famigliari che si poteva certo risparmiare! Credo che sia preferibile tacere, in queste circostanze, piuttosto che intervenire in un modo così poco rispettoso e ambiguo pur di garantirsi un po’ di inutile visibilità…

  • Houndubbio

    A parte il fatto che indagare su cosa sia successo dopo 16700 morti mi sembra un obbligo più che un dovere, effettivamente c’è anche da eccepire qualcosa sulla stesura.
    Poll si scrive con una “o” e due “l” e significa sondare quindi sinonimo di “vagliare”. Se invece scrivete “pool” in realtà state dicendo che i magistrati vagliando i fascicoli a bordo piscina.

  • Gino Testi

    Con il mio precedente intervento mi ero illuso di stimonare qualche reazione, ma evidentemente, dopo giorni dalla sua pubblicazione, questa lettera continua a indignare solo me.
    Perché poi, seguendo la cronaca nazionale, uno ne capisce improvvisamente il senso, non meno problematico: da quanto si apprende in queste ore, ‘quel che resta dei radicali’ ha proposto di istituire la giornata nazionale delle vittime di giustizia, intitolandola a una vittima per eccellenza, Enzo Tortora.
    Al che si comprende che la manfrina dialettica di Ravelli altro non è che un attacco velato alla magistratura, così maldestro e cinico da perdere di vista strumentalmente le uniche vittime reali della circostanza ‘pandemica’: i pazienti e i loro famigliari.
    A quando ‘quel che resta dei radicali’ si preoccuperà di proporre l’istituzione di una giornata nazionale delle vittime della malasanità da Covid-19?