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Il liutaio Fiorini 'tradito'
da Cremona: a quando
l'intitolazione di una via?

Caro direttore,
Apprendo con grande piacere che il Comune si è attivato in breve tempo per rendere omaggio a un concittadino recentemente scomparso che si è adoperato in vita per aiutare e guarire molti malati e a cui sarà dedicato un grande parco nel quartiere in cui dimorava. Ovviamente il mio pensiero e quello di tanti cittadini, anche non cremonesi, (italiani e stranieri che attendono da 90 anni ) che hanno anni fa firmato una richiesta, non può non andare ad un grande liutaio dimenticato e purtroppo “ tradito” da Cremona: Giuseppe Fiorini, che unitamente a Simone Fernando Sacconi, è il liutaio cui si deve la rinascita della liuteria italiana alla fine dell’ottocento e l’affermazione del metodo Stradivariano.

Cremona e il suo Museo del Violino devono la presenza di molti studiosi, musicisti, appassionati dell’arte liutaria, visitatori in genere, certamente interessati agli stupendi strumenti della scuola classica tornati dopo centinaia di anni alla loro voce e bellezza. Protagonisti sono anche i cimeli stradivariani che Fiorini aveva acquistato dalla marchesa Della Valle, erede del conte Cozio di Salabue, sborsando una somma considerevole e che donò alla città nel 1930.
Ebbene, sono passati quasi 90 anni e nessun cremonese ha ritenuto giusto onorare degnamente in tutto questo tempo, un maestro liutaio che ha regalato a Cremona un dono di inestimabile valore.
Anzi, possiamo enumerare una sere di sgarbi nei suoi con fronti a cominciare dalla cerimonia per la consegna dei 1303 cimeli ( forme, disegni ,attrezzi e più precisamente 898 modelli in carta legno e madreperla, 46 attrezzi , 8 sigilli in cera , oltre a fogli manoscritti, autografi, etichette e disegni, carte e manoscritti di Cozio di Salabue ) avvenuta il 26 ottobre 1930. Farinacci, il ras di Cremona, finse infatti di essere impegnato nella capitale nelle manifestazioni per l’anniversario della marcia su Roma, mentre sappiamo che era in città e che incontrò il maestro in hotel in gran segreto, ma non fu presente alla cerimonia cui mancarono anche quasi tutti i musicisti locali per una sciocca polemica, forse montata ad arte, perché uno strumento del maestro sarebbe stato suonato da una bolognese, tale Giacomina Protto (musicista di valore che era oltretutto la proprietaria del violino) e non da un cremonese. “Il Regime fascista” non dedicò che poche righe ad una notizia che avrebbe invece dovuto essere in prima pagina e divulgata a tutta la stampa nazionale ed internazionale (alla cerimonia erano presenti i fratelli Hill ed autorità diplomatiche straniere tedesche e svizzere).
Molto più grave il fatto che meno di un anno prima sul “ Corriere della sera” era apparso un articolo di Renzo Bacchetta, l’uomo di Farinacci, giornalista de “ Il Regime fascista”, che prendendo a pretesto il fatto che documenti relativi a Stradivari e alla sua bottega – che si diceva fossero stati rinvenuti a Bergamo (e ritenuti poi dei falsi ), – erano stati acquistati dai fratelli Bisiach di Milano e quindi erano sfuggiti a Cremona, attaccava il Fiorini facendo intendere che i suoi cimeli trovandosi con lui in Germania avrebbero potuto essere venduti all’estero.
Fiorini aveva avuto infatti varie richieste, anche molto allettanti, specie dagli Usa, ma da italiano e grande patriota non avrebbe mai potuto accettare queste offerte avendo preso l’impegno di far restare nel suo paese i cimeli. Ne rimase quindi molto amareggiato e si lamentò anche con l’amico cremonese Pietro Anelli che lo aveva difeso sottolineando che gli pareva molto strano che “i benefattori dovessero essere difesi e non i malfattori”.

Altro sgarbo che Fiorini dovette subire da Cremona fu l’inosservanza delle clausole del suo dono. L’offerta da lui effettuata il 23 marzo 1929 al Governo Italiano tramite il Console Generale d’Italia e di Germania, era infatti sotto forma di deposito perpetuo per il Museo dei liutai e la loro utilizzazione per l’arte, prevedeva inoltre che entro 5 anni la città di Cremona dovesse realizzare la scuola di liuteria legata ai cimeli per cui Fiorini aveva sempre lottato proponendola anche in precedenza a Bologna, a Firenze e Roma. Dava quindi un ragionevole lasso di tempo per realizzare queste condizioni, superato il quale la donazione avrebbe dovuto ritenersi nulla.  Anche a causa della sua grave malattia però, Farinacci ebbe buon gioco a far “orecchi da mercante” e a procrastinare la nascita dell’istituto, che anche lui intendeva realizzare, ma solo dopo le manifestazioni del bicentenario stradivariano per dare un maggior risalto alla sua iniziativa. Alcuni scambi di lettere interlocutorie facevano intendere a Fiorini il luogo dove la scuola avrebbe avuto sede (l’Istituto Ala Ponzone Cimino) e gli si prometteva una grande sala all’interno della scuola a lui dedicata… cosa che non credo si sia mai realizzata, fu così che Fiorini morì il 23 gennaio 1934 senza poter veder realizzato il suo sogno.

Da notare, come anche Elia Santoro fece presente nel suo libro “Giuseppe Fiorini e i cimeli stradivariani “, pubblicato nel 1988, che la Scuola non nacque come richiesto dal grande maestro bolognese e da Simone Fernando Sacconi , ovvero come una scuola specialistica di liutai, ma come egli scrisse “priva di spina dorsale”. Non a caso i primi anni, anche a causa dello scoppio della guerra, fu un vero fallimento. Negli anni ottanta – presenti il sindaco di Cremona Zaffanella e quello di Bazzano Vincenzi, proprio quest’ultimo volle donare in quella occasione, un ritratto fotografico del maestro al suo banco da lavoro, si tenne una cerimonia commemorativa nel giorno della scomparsa di Fiorini, e fu preso solenne impegno di onorarlo in maniera più consona e duratura. Zaffanella parlava a nome di Cremona, ma ancora una volta questo impegno non è stato rispettato.

Alcuni anni fa l’Anlai ha presentato una richiesta in cui si chiedeva che fosse dedicato a Giuseppe Fiorini un monumento o una via, questa fu sottoscritta da trecento maestri liutai, collezionisti e cultori dell’arte liutaria di varia provenienza.  Il Sindaco Galimberti, invece di prendere in esame la domanda e farla sua, precisò che per uniformarsi alla normativa comunale era necessario che la richiesta fosse firmata da 100 cittadini cremonesi ed avanzata alla Commissione toponomastica cosa che l’Anlai fece subito dopo. Si sottolinea, che per evitare problemi (e modifiche che potevano creare difficoltà per cambi di indirizzi) fu sottoposta alla Commissione Toponomastica ed al Comune anche una proposta “ minimale “ e cioè di dedicare al maestro solo una parte di piazza Marconi – quella ovviamente che conduce al Museo del violino. Siamo quindi ancora in attesa, dopo 90 anni, che qualcuno voglia davvero rendergli omaggio, concretamente mentre stiamo cercando di organizzare a Cremona un convegno proprio su Fiorini e non vorremmo,anche in quella occasione,  sottolineare ancora una volta questa grave e inaccettabile mancanza.

Gualtiero Nicolini, presidente Anlai

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