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Maltempo, si fa la conta
dei danni: campi di mais
devastati, tetti scoperchiati

La provincia di Cremona, flagellata dal maltempo, fa ora la conta dei danni. Le zone più colpite sono Crema, il Cremasco e il Soresinese, con i chicchi di ghiaccio che hanno colpito localmente a macchia di leopardo: anche qui i danni più evidenti si registrano per ora sui campi di mais, ma colpiti sono anche soia e foraggi.

Alcune aziende agricole sono al momento alle prese con allagamenti. Tra le segnalazioni raccolte da Coldiretti Cremona, relative ai danni delle ultime ore, c’è anche un tetto in lamiera scoperchiato dalla forza del vento in un’azienda agricola a Pieve San Giacomo.

A fare il bilancio dei danni è la Coldiretti regionale. Secondo un primo report – continua la Coldiretti Lombardia – nelle scorse ore grandinate hanno colpito a macchia di leopardo. In pianura al momento i danni principali si registrano in diverse province sul mais pronto per essere raccolto.

Dall’inizio dell’anno ad oggi – spiega la Coldiretti nazionale in base a un’elaborazione su dati dell’European Severe Weather Database (ESWD)  – lungo tutta la Penisola si sono verificati 71 nubifragi con precipitazioni violente e bombe d’acqua, con un aumento del 31% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a conferma dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano con il moltiplicarsi degli eventi estremi.

Siamo di fronte – sottolinea la Coldiretti – alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, che compromettono anche le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Un fenomeno aggravato dal consumo di suolo con l’abbandono delle campagne e la cementificazione che – denuncia Coldiretti – negli ultimi 25 anni ha fatto sparire il 28% delle campagne italiane. L’erosione di territorio agricolo a beneficio di asfalto, edifici e capannoni causa il fenomeno dell’impermeabilizzazione del terreno che non riesce ad assorbire l’acqua aumentando il rischio di alluvioni anche nei centri urbani. Il risultato – conclude la Coldiretti – è che nel nostro Paese sono saliti a 7275 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, il 91,3% del totale in Italia, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ispra.

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