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Ripensamento della sanità
territoriale: consiglio
comunale diviso

Un intenso dibattito politico è scaturito dagli interventi degli esponenti della sanità nel consiglio comunale aperto che si è tenuto nel pomeriggio di mercoledì. A partire dall’ordine del giorno proposto dal consigliere comunale Alessandro Merli, in cui si chiede di perseguire alcune priorità, come “il potenziamento della medicina territoriale e di comunità”, con una riorganizzazione che si ponga l’obiettivo “di creare gruppi di lavoro associati di medici dl famiglia, che garantiscano assistenza continuativa durante tutto il giorno”.

Accanto a questo si deve puntare sulla “riorganizzazione degli ospedali”, i quali “devono rimanere il polo per le emergenze e le pratiche mediche importanti e complesse (grande chirurgia, terapie avanzate). E in quest’ottica va “potenziato il sistema Pronto Soccorso – Medicina d’Urgenza con adeguamento degli organici dedicati e delle strutture, al passo con i tempi”. Infine si deve puntare “sull’adeguamento delle Strutture Socio-Sanitarie Extraospedaliere” (l’ordine del giorno del Pd).

Secondo Marcello Ventura (FDI), “la cronicità è uno dei fenomeni emergenti e rende confine tra sanitario e socio-sanitario sempre più sfumato. Il Covid ha reso note alcune falle di un sistema che non ha saputo rispondere a domande di salute complesse. La domanda di salute si modifica rapidamente. Bisogna rispondere con proposte innovative e risolutive”. Tra le criticità principali, secondo Ventura, “in fase pandemica si è constatata la mancanza di un ruolo di governance di Ats, con l’assenza di linee guida per i medici di base. Ai numeri verdi indicati spesso non si riuscivano ad avere risposte”. Infine, per Ventura, “l’ospedale si deve sempre più connotare come luogo per gli acuti e lasciare al territorio gestione di altri casi di minore gravità ma di maggiore complessità socio assistenziale” (L’odg di Fdi).

Dal canto suo Carlo Malvezzi (Forza Italia), ha rimarcato la propria proposta (LEGGI QUI), ricordando che “è necessario che non ci si fermi a criticare, ma si devono portare avanti una serie di proposte concrete”.

Secondo il consigliere Roberto Poli (Pd), “Non è utile la polemica, bensì è importante creare un modello socio-sanitario che vada oltre quello attuale e che sia in grado di mettere mano ciò che l’epidemia ha dimostrato in modo drammatico: la necessità di un cambiamento di passo. La medicina territoriale è stata depotenziata quasi non fosse più necessaria, invece ci siamo resi conto proprio nella fase dell’emergenza di quanto fosse importante”.

Per Marco Loffi (Fare Nuova la Città): “se si vuole fare un ospedale nuovo bisogna fare attenzione a non lasciare senza risorse quello attuale. Ed è prioritario un progetto. Ma soprattutto non si può più parlare di ridimensionamenti e riduzioni”. Loffi si raccomanda però di fare attenzione alle proposte di uniformare l’assistenza sulla base dell’intensità di cura: “Il nostro lavoro è sempre più specialistico e avremo bisogno di specialisti sempre più bravi nel loro mestiere. Tutte le parti in causa devono impegnarsi per garantire un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione: quello alla salute”.

D’altro canto, secondo Lapo Pasquetti (Sinistra per Cremona): “la politica non può fare a meno di indicare nuove e alternative strade in modo che a Cremona non si ripeta più quello che è successo”.

“Bisogna capire cosa significa per Cremona essere ospedale Covid” ha aggiunto il consigliere Cinzia Rosa Maria Marenzi (Fare nuova la Città). “Bisogna che il Comune capisca, con le sue rappresentanze, cosa può fare. Come rappresentanti locali dobbiamo sollecitare Regione Lombardia ad attuare la legge Balduzzi che prevedeva istituzione di strutture territoriali aggregate. Dobbiamo partecipare attivamente quando anche in Lombedia si andrò in questa direzione mettendo a disposizione spazi del Comune”.

“Bisogna interrogarsi sul modello Lombardia, dove ci sono ospedali di assoluta eccellenza e all’avanguardia” ha aggiunto Francesco Ghelfi (Pd). “Questo picco di eccellenza incentrato soprattutto nell’area milanese è stato costruito a scapito di una rete ospedaliera diffusa sul territorio, dove gli ospedali periferici vengono depotenziati. Con il sistema dell’accreditamento, il 40% del budget lombardo va a strutture private. E nel mentre è venuta meno medicina del territorio”.

E’ quindi emersa una richiesta, fatta dal M5S e in particolare dal portavoce Luca Nolli: quella “di uscire con una voce unica da questo consiglio, con un documento condiviso. Perché la sanità non è ne di destra ne di sinistra”.

Una proposta accolta dal capogruppo della Lega, Alessandro Zagni, secondo cui sarebbe “facile trovare un nuovo documento che ci veda tutti uniti, perché sulle proposte ci sono molte cose simili” (l’odg della Lega).

“Cosa abbiamo fatto sul serio per i cittadini?” ha rincarato la dose Federico Fasani (Forza Italia). “Perché non trovare un documento comune invece di buttare sulla politica? Ci vorrebbe un documento condiviso da tutti in cui indicare le proposte e le cose da fare. Bisogna costruire qualcosa in modo davvero bipartisan, per renderlo più forte”.

Non si è però detto d’accordo il Pd, che ha rifiutato un’unificazione, in quanto “non si possono lasciare da parte le premesse, come vorrebbe la minoranza” ha detto Merli. “Perché le premesse sono frutto dello studio della situazione ed è dagli errori che si può capire come rimediare”.

Alla fine i due ordini del giorno sono stati quindi votati: quello del Pd è passato con 19 voti a favore ed 8 contrari mentre quello della Lega è stato respinto con 18 astenuti e 9 a favore. Malvezzi e Ventura hanno presentato quindi due ordini del giorno aggiuntivi, che hanno riscosso lo stesso risultato di quello della Lega.

lb

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