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'Ho scelto di partorire a
Cremona: un grazie a
questo reparto d'eccellenza'

Lettera scritta da Federica Bandirali, giornalista Cremona 1

Egregio direttore,

sono Federica Bandirali. Di solito io e Lei ci parliamo di persona, ma questa volta ho deciso di scrivere questa lettera da condividere con Lei e sopratutto con tutta Cremona e non solo. E le spiego perché. Perché chi non ha provato non può capire, quindi vorrei tentare di spiegarlo. Da poco sono diventata mamma di una splendida bambina. Sono una di quelle donne, insomma, che ha vissuto i nove mesi in piena emergenza Covid.

Nonostante avessi altre possibilità di scelta, ho deciso di partorire all’ospedale di Cremona perché Cremona è la mia città e l’Ospedale Maggiore (tutti noi lo conosciamo così) è il mio ospedale. Mai scelta è stata così azzeccata. Il reparto di ostetricia e ginecologia, diretto dal dottor Riccardi, al settimo piano, è una pura eccellenza dell’ospedale e della Regione. Medici, ostetriche, infermiere, addette al nido, tutte e tutti dotati di un’estrema competenza unita a un’umanitá unica. Le donne entrano in reparto con la consapevolezza di dare al mondo una nuova vita e ne sentono il peso, la paura e la responsabilità. Tutti ti stanno vicino, ti aiutano nei momenti più difficili (quelli dell’ovvio dolore fisico), ti portano un sorriso, ti insegnano come vivere i primi momenti con il bambino e ti aiutano a non mollare.

Persone che, fino a poco prima non conoscevi minimamente, diventano un essenziale punto di riferimento che non ti fa mai perdere. Un lavoro duro e delicato il loro. Dal primario a tutti i medici alla dottoressa Santamaria al dottor Scalzone, da Paola e le sue ostetriche, Giorgia, Martina per citarne due, a tutte le ragazze dal camice giallo della nursery: il mio non è solo un grazie personale ma un grazie a nome di tutte quelle donne che sono passate dal vostro reparto. È un grazie da parte di chi ve l’ha detto e di chi non ve l’ha mai detto. È facile applaudire (giustamente) quando ci sono 15 parti in una notte, ma deve essere altrettanto facile applaudire nei giorni di routine che sono (forse) ancora più fondamentali. Grazie.
Federica (e Cecilia)

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