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Gli effetti del Covid sulla crisi
metalmeccanica: a Cremona
oltre 10mila lavoratori coinvolti

(foto di repertorio)

Sono stati oltre 10mila (10.422) i lavoratori cremonesi interessati dalla cassa integrazione, per un totale di 689 aziende sul territorio provinciale. E’ questo il prezzo della crisi generata dall’emergenza coronvoairus pagato dalla nostro provincia, secondo quanto riporta il rapporto semestrale della Fim Lombardia ad opera dell’Osservatorio sindacale sulle crisi nel settore metalmeccanico della Regione. In Lombardia, invece, in totale sono state 18.673 le aziende coinvolte e 382.885 i lavoratori interessati. Le aree lombarde maggiormente coinvolte nel semestre sono quelli di Bergamo (23,88%), Brescia (17,62%), Monza Brianza (15,36%) e Milano (13,36%).

La pandemia, secondo il sindacato, “ha mutato in modo inimmaginabile i numeri e gli scenari dell’andamento del settore”. Aumenta il numero delle imprese coinvolte dalla cassa integrazione ordinaria (14.468 aziende contro le 359 del semestre precedente) e aumenta il numero di lavoratori coinvolti (339.248 contro i 15.343 del semestre precedente). Aumenta anche il numero delle imprese che hanno fatto ricorso alla cassa straordinaria intendendo, in questo caso, unicamente, la cassa integrazione in deroga, utilizzata da 4.195 aziende (24 nel semestre precedente) per un totale di 43.531 lavoratori coinvolti (1.762 nel semestre precedente). La mobilità, anche e soprattutto per il divieto ai licenziamenti imposto per decreto, resta praticamente costante per quel che riguarda il numero di aziende interessate, ovvero 10 (9 aziende nel semestre precedente) fissando a 106 il numero di lavoratori coinvolti (183 nel semestre precedente). “I dati – sottolineano dalla Fim – dimostrano quanto l’impatto del Coronavirus sia stato profondo”.

La crisi pandemica “non ha colpito in modo sincrono, ma dato che gli effetti sono partiti in modo diverso nei vari Paesi del mondo ci sono state conseguenze diverse sulle catene globali delle produzioni e delle forniture, mettendo in sofferenza produzioni industriali sparse in tutto il mondo”. I primi rallentamenti sono stati visibili già a inizio anno. Nella prima settimana di emergenza abbiamo contato circa 6.000 metalmeccanici lombardi coinvolti da fermi della produzione e riduzione d’orario a causa del virus. La maggior parte, ovviamente, sono dipendenti di imprese della ‘zona rossa’, ma sono fortemente interessate anche le aree industriali di Bergamo, Milano e Cremona. Il bilancio si è poi aggravato anche perché la catena globale del valore, in cui le imprese italiane, e lombarde in particolare, sono ben inserite, ha subito molte tensione con forti ripercussioni sulla tenuta industriale.

In generale, in Lombardia i lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali si trovano per il 58,73% nelle aziende fino a 100 dipendenti e per il 41,27% in quelle oltre i 100 addetti. L’analisi della situazione della crisi per classi di dipendenti mostra come il numero degli interventi sia molto elevato nelle aziende sotto i 100 dipendenti che occupano poco più del 58% del totale dei lavoratori (95,75% dei casi aziendali con il peso occupazionale del 58,62% e il 58,73% dei lavoratori coinvolti da crisi). Nelle aziende medio grandi oltre i 100 addetti, si registra un’incidenza della crisi pari al 41,27% con il 4,25% dei casi aziendali e il 41,38% di peso occupazionale.

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