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In difesa della mostra Affiche:
'L'arte suscita da sempre
emozione diverse'

Lettera scritta da Marco Degli Angeli - cons. reg. M5S

Esprimo la mia solidarietà all’artista Nicoletta Ceccoli, all’associazione Tapirulan e al Comune di Cremona, oggetto di spropositati attacchi da parte di alcune forze politiche e associazioni. Purtroppo, le opinioni legittime di chi si è sentito turbato da un’opera di Nicoletta Ceccoli, esposta alla nona edizione di “Affiche” a Cremona, si sono trasformate, a causa di strumentalizzazioni e dinamiche polverose, in polemiche faziose. Polemiche che usano il paravento della difesa della psiche dei minori, per nascondere un atteggiamento oscurantista che segue una chiara strategia; aumentare la contrapposizione tra fazioni opposte senza far nulla per poter migliorare la qualità del dibattito. Lo fanno sempre nello stesso modo, ovvero affossano il dibattito e appoggiano campagne d’odio ben architettate. Questo è un modo furbo di mascherare un attacco ad una categoria con una posizione a favore di un diritto. Per qualcuno, le opere di Michelangelo, Schiele, Courbet, Quinn dovrebbero essere viste di nascosto in un bunker.
Sempre gli stessi, nelle fiabe di Perrault, avrebbero strappato le pagine dove il lupo mangia la nonna e nipotina. L’arte porta con se’ da secoli degli elementi imprescindibili: la provocazione, lo stimolo, la sorpresa ed il contrasto, con il fine di suscitare emozioni che escono dagli schemi dell’ordinaria confort-zone. Purtroppo c’è chi, davanti ad essa, sfugge e invoca la censura con l’atteggiamento di chi vuole che si riposizionino questi oggetti delicati in una cristalliera chiusa a chiave. Questo desiderio di censura palesa solo l’urgenza di non aver dibattuto abbastanza certi temi. Che l’arte susciti diverse emozioni non ci deve sorprendere, al contrario invocare la censura ogni volta che il linguaggio artistico ci prende alle spalle è svilente. Gli artisti ed il loro linguaggio hanno gli stessi diritti di entrare nel dibattito pubblico di musicisti, opinionisti, giornalisti, politici e scrittori, come ogni libero cittadino. In queste polemiche prende ancora più forza la figura dell’artista, che, in quanto tale ha definitivamente una responsabilità, ovvero quella di far emergere ciò che appare nascosto sotto il tappeto. Di ciò che non si vede (o non si vuol vedere), ma c’è. A Cremona abbiamo avuto la dimostrazione evidente che l’arte ‘si nutre di ciò che la società condanna, esclude, accantona e dimentica’ ed è stimolo per tutti, evidenziando sempre di più la sua pubblica utilità. Sarebbe bello se tutti noi avessimo fame di ciò di cui abbiamo realmente bisogno”.

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