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Studio europeo sui costi dello
smog da traffico: i cremonesi
'pagano' 1.890 euro a testa

E’ uscito oggi, in tutta Europa, lo studio della società di consulenza CE Delf, “Costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nelle città europee, connesso con sistema dei trasporti”, che prende in esame 432 città europee, in 30 paesi (UE 27 più Regno Unito, Norvegia e Svzzera). Lo studio commissionato dall’Alleanza europea per la salute pubblica, una ONG di interesse pubblico presente in 10 paesi dell’Unione Europea (European Public Health Alliance – EPHA). Legambiente collabora al progetto per l’Italia. Sono state prese in considerazione 432 città europee, popolate da 130 milioni di abitanti, per un ammontare complessivo di 188 miliardi di Euro di costi sociali dell’inquinamento dell’aria. Sono 56 le città italiane coinvolte, con un costo di 21 miliardi di euro (una finanziaria all’anno).

E se nel 2018, ogni abitante di una città europea ha subito, in media, una perdita di benessere pari a oltre 1.250 € l’anno a causa di perdite di salute dirette e indirette associate alla scarsa qualità dell’aria, equivalente al 3,9% del reddito medio nelle città, molto peggio è andata in Italia. In Italia il costo medio per ogni cittadino raggiunge i 1.400 €, equivalente a quasi il 5% del reddito: tre città italiane (Roma, Milano e Torino) compaiono nella lista delle prime 25 in Europa per costi sociali in assoluto. Cremona si situa poco distante dalle prime 10, con un costo anno totale quantificato in oltre 132 milioni  di euro, il 6,75% del Pil, e un costo procapite di 1.890 euro.

Il rapporto prende in considerazione i costi dell’inquinamento che incidono sul benessere e comprendono sia le spese sanitarie dirette (ad es., per ricoveri ospedalieri), sia gli impatti indiretti sulla salute (ad es., malattie come la BPCO – bronco pneumopatia cronica ostruttiva – o la riduzione dell’aspettativa di vita dovuta all’inquinamento atmosferico). Poiché le persone mostrano una chiara preferenza verso anni di vita in buona salute, in un ambiente salubre e pulito, questi impatti influenzano il benessere. La maggior parte di questi costi è relativa a mortalità prematura: per le 432 città valutate, il contributo medio della mortalità ai costi sociali totali è pari al 76,1%. Al contrario, il contributo medio della morbilità (malattie) è del 23,9%.

Il ruolo del traffico, rispetto a tutte le altre cause di inquinamento atmosferico (riscaldamento, industria, agricoltura, ecc) è di più difficile valutazione a causa della carenza di informazione e non confrontabilità dei criteri di valutazione nelle diverse regioni d’Europa. Nonostante ciò lo studio “evidenzia che un aumento dell’1% del tempo medio di percorrenza per recarsi al lavoro aumenta i costi sociali delle emissioni di PM10 dello 0,29% e quelli delle emissioni di NO2 anche dello 0,54%. Un incremento dell’1% del numero di autovetture in una città aumenta i costi sociali complessivi di quasi lo 0,5%”. L’elevato tasso di motorizzazione automobilistico nelle città italiane e la carenza di trasporto pubblico, ferroviario e con autobus elettrici, depongono ancora una volta a nostro sfavore.

Inquinamento e Covid19: “è probabile che i costi calcolati nel presente studio possano aumentare, qualora si includessero adeguatamente i costi correlati alla pandemia COVID-19. Le comorbilità sono un elemento preponderante nella mortalità di pazienti affetti da COVID-19 e fra le più importanti vi sono quelle associate all’inquinamento atmosferico. Da diversi documenti di ricerca si evidenzia che la scarsa qualità dell’aria tende ad aumentare la mortalità di pazienti affetti da COVID-19. Pertanto, i costi sociali di una scarsa qualità dell’aria potrebbero essere maggiori rispetto a quanto stimato in questa ricerca.”

SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO (IN INGLESE)

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