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Tre ritratti di donne liutaie
cremonesi sull'ultimo
numero di Io Donna

Alessandra Pedota, Benedicte Friedmann, AleKsandra Radonich. Sono le tre liutaie attive a Cremona intervistate nell’ultimo numero di Io Donna, altrettanti esempi di versatilità femminile in un settore tradizionalmente maschile, ma che sta da alcuni anni cambiando volto. Alessandra ha iniziato il mestiere a 23 anni, mossa dalla curiosità imparando nella bottega di un grande maestro, Francesco Bissolotti. Con il marito Bernard Neumann, anch’egli liutaio, si è avvicinata al restauro e si definisce ‘anarchica’: per questo non avrebbe mai potuto essere anche musicista e affida ad altri le prove sulla sonorità dei suoi strumenti. A cui si dedica con dovizia di tempo e cura dei particolari: “Se qualcuno mi chiede un violino e io sto finendo  una viola, prima finisco il violino”, afferma.

Ha invece una formazione da musicologa e al Conservatorio ha studiato violino e viola la francese Bénédicte: “Suonare mi aiuta in termini di sensibilità, è più facile il rapporto con lo strumento e i musicisti, parliamo la stessa lingua. Non si sa mai del tutto che suono avrà uno strumento, il risultato lo scopro quando metto le corde e faccio la prova acustica. Lo strumento migliore? Per me è sempre il prossimo”.

E’ laureata in filologia, infine, Alexandra, serba, che fin da piccola era affascinata dagli strumenti artigianali grazie al nonno, costruttore di strumenti tradizionali. Ha studiato a Cremona e ha sposato il suo maestro, Valerio Ferron. Il suo lavoro è il coronamento di un sogno: “Alla base c’è sempre la scelta del legno. Amo quelli particolari, con venature che raccontano già una storia, che starà poi al musicista raccontare…. Mi piace che i violini abbiano un suono deciso, scuro, tragico quando ce n’è bisogno e poi chiaro, leggero e dolce per le note allegre”.

 

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