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600.000 euro per riti d'amore
Condannata la maga: 3 anni
per circonvenzione di incapace

L’imputata

E’ stata ritenuta colpevole di circonvenzione di incapace, Elvira Di Lorenzo, 79enne di Fermo residente a Milano, nota come maga Valery, condannata a tre anni di reclusione e a 700 euro di multa, a risarcire le spese processuali con una somma di 2.400 euro e ad una provvisionale di 60.000 euro in favore della parte civile, rappresentata dal fratello della vittima in qualità di curatore speciale. Il resto sarà da liquidarsi in un separato giudizio civile. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

Vittima della maga, una cliente di 45 anni che per pagare le sedute  aveva dilapidato il suo patrimonio e prelevato 350.000 euro dall’azienda per la quale lavorava come impiegata: complessivamente, in due anni, tra i soldi del suo conto corrente, della sua famiglia e quelli prelevati dalla ditta, aveva consegnato all’imputata 600 mila euro per rituali d’amore che non erano serviti a nulla. Per aver rubato i soldi dal posto di lavoro, la 45enne è già stata condannata ad un anno e sei mesi, pena sospesa, con il riconoscimento di un parziale vizio di mente.

“I rituali si fanno con dei limoni, sono preziosissimi. Per purificare la signora passavo sette limoni sulla sua persona per toglierle la negatività. C’è un rituale per la purificazione e uno per l’amore”, aveva spiegato la maga nel corso dell’ultima udienza.

“Ero disperata”, aveva invece raccontato la vittima, che aveva una relazione con il suo datore di lavoro, sposato e con figli. Una storia d’amore iniziata nel 1998 e terminata nel 2010, con vari momenti di interruzione. “All’inizio ho potuto pagare con i miei soldi”, aveva spiegato la donna, precisando che le cifre erano alte. “A volte mi chiedeva anche 5.000 euro, fino a quando sono arrivata al punto di non poter più permettermi di pagare. Stavo malissimo, le dicevo che non avevo più soldi, lei sapeva che facevo l’impiegata e che guadagnavo 1.300 euro al mese, ma mi diceva di prendere i soldi dei miei genitori. Io sostenevo che con i suoi riti non succedeva nulla, che non vedevo risultati, ma lei insisteva che erano cose lunghe e che si doveva andare avanti. E mi chiedeva sempre contanti”.

La maga, che dopo vent’anni passati a lavorare in banca, aveva deciso di aprire uno studio a Milano e uno a Crema, aveva conosciuto la vittima nel 1997: “è stata lei a contattarmi dopo avermi visto in tv. Aveva una relazione con il suo capo cominciata quando lei aveva 22 anni. Una ragazza in gamba, è venuta da me per tantissimi anni”. La cliente andava dalla maga due volte alla settimana. I costi?. “Per quattro ore di cartomanzia, 100 euro”, aveva spiegato l’imputata, che faceva le carte alla 45enne anche telefonicamente “un giorno sì e un giorno no: 50 euro. I rituali d’amore venivano mille euro, mentre un fallo preparato sempre per l’amore, 500 euro”. “Non pagava subito”, aveva raccontato la maga, “a volte le somme arrivavano dalla società per la quale lei lavorava. Mi diceva che era tutto a posto e di non preoccuparmi. Non ha mai manifestato problemi nel pagare”. La maga, intanto, fatturava. Aveva anche altre clienti e aveva un commercialista, ma della gestione economica si occupava il marito, sposato nel 2013 e deceduto nel 2017.

Tra le due donne si era creata confidenza, amicizia. “Lei mi raccontava le cose di casa sua”, aveva riferito in aula la Di Lorenzo, “ma il suo grande problema era il suo capo, lei pensava solo a lui. Le ho consigliato di uscire con i suoi amici, ma lei non voleva mollare. Due volte al mese la purificavo con i limoni e per nove volte, da mezzanotte alle quattro di mattina, lavoravo con preghiere particolari perchè volevo che lui amasse questa ragazza”.

Maga Valery aveva sostenuto di non essersi mai accorta di un cambiamento da parte della cliente, come invece riferito da altri testimoni, come ad esempio il fratello della donna che in aula aveva detto di averla trovata sfuggente, trasandata e sempre al telefono.

Per il pm, che aveva chiesto tre anni e mille euro di multa, c’era “ampia prova della responsabilità dell’imputata” che ha agito nei confronti di “un soggetto debole e suscettibile di suggestione, così come accertato da una perizia medica”. Per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Marco Simone, si è trattato “un approccio sempre più insistente e aggressivo dell’imputata, un comportamento grave di cui ancora oggi la mia assistita porta i segni”. Per l’avvocato Simone, la maga avrebbe dovuto riconoscere e percepire la deficienza psichica della sua cliente, considerando anche che le due si conoscevano da dieci anni. “La mia assistita”, ha sostenuto la parte civile, “è stata intrappolata e asfissiata dalle richieste di pagamento della Di Lorenzo, che dal 2011 in poi vedeva nel suo studio di cartomanzia almeno due volte alla settimana. L’imputata la chiamava, l’assillava, sapeva la provenienza dei bonifici, e nonostante fosse a conoscenza del suo banalissimo stipendio da impiegata le diceva di accendere dei finanziamenti”. L’avvocato Simone ha ricordato che il fratello della 45enne aveva riferito di aver visto la sorella non più lucida nè consapevole. Da un pò di tempo non c’era con la testa, era altrove, non era più quella di prima. E lo aveva notato anche la cognata. Difficile, dunque, che non se ne fosse accorta anche la maga, “che addirittura la vedeva più della sua famiglia”. Per la parte civile, “un atto vile”, quello messo in atto dall’imputata, che “si è approfittata della disperazione di una giovane donna psicologicamente distrutta”.

Diversa la versione fornita dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Marina Abbatangelo e Ursula Lionetti, che avevano chiesto l’assoluzione per la loro assistita. “Un capro espiatorio”, l’hanno definita, “in una vicenda molto triste. Non siamo qui a giudicare il lavoro della Di Lorenzo, attività in cui lei crede davvero. In molti si rivolgono a maghi e cartomanti e sono perfettamente in grado di intendere e di volere. La parte offesa frequentava maga Valery da tredici anni. Nessuno l’ha mai costretta, lei voleva stare a tutti i costi con l’uomo che amava. Tutto bene fino al dicembre del 2013, quando sono stati scoperti gli ammanchi nell’azienda. La donna si è trovata nei guai e quindi ha dato la colpa alla maga”. Secondo la difesa, maga Valery non si era accorta dello stato psicologico della sua cliente. “Non se n’erano accorti i familiari, che abitano nel suo stesso palazzo, non se n’era accorto nemmeno l’amato, e cioè il suo datore di lavoro, che anzi, in aula ha detto che la signora era più sicura di se stessa, che aveva anche comprato una casa. Perchè allora ne se sarebbe dovuta accorgere la Di Lorenzo?”.

Nel procedimento erano imputati anche Giuseppe Andò, figlio della maga, e Stefano Vigevani. Secondo l’accusa, la Di Lorenzo si sarebbe avvalsa del contributo di Vigevani e di Cinzia Guarnieri (quest’ultima aveva già patteggiato davanti al gup due anni, pena sospesa), che avrebbero sollecitato la vittima a procedere nel pagamento dei servizi resi alla maga, con la precisa indicazione delle modalità e della tempistica dei pagamenti. A loro volta i due erano stati destinatari di ulteriori versamenti eseguiti dalla 45enne per un totale di 43.000 euro. Anche Giuseppe Andò aveva beneficiato di pagamenti da parte della vittima, ma sia lui che Vigevani oggi sono stati assolti. Contro di loro non sono emerse prove. Andò e Vigevani erano assistiti dall’avvocato Gianpietro Brozzoni.

Sara Pizzorni

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