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600.000 euro per riti d'amore
La maga: 'La mia cliente era
ossessionata dal suo capo'

“I rituali si fanno con dei limoni, sono preziosissimi. Per purificare la signora passavo sette limoni sulla sua persona per toglierle la negatività. C’è un rituale per la purificazione e uno per l’amore”. A parlare nell’aula del tribunale di Cremona è Elvira Di Lorenzo, 79enne di Fermo residente a Milano, nota come maga Valery, finita a processo con l’accusa di circonvenzione di incapace.

Vittima, una cliente di 45 anni che per pagare le sedute con la maga aveva dilapidato il suo patrimonio e prelevato 350.000 euro dall’azienda per la quale lavorava come impiegata: complessivamente, in due anni, tra i soldi del suo conto corrente, della sua famiglia e quelli prelevati dalla ditta, aveva consegnato all’imputata 600 mila euro per rituali d’amore che non erano serviti a nulla. Per aver rubato i soldi dal posto di lavoro, la 45enne è già stata condannata ad un anno e sei mesi, pena sospesa, con il riconoscimento di un parziale vizio di mente.

“Ero disperata”, aveva raccontato a suo tempo la vittima, che aveva una relazione con il suo datore di lavoro, sposato e con figli. Una storia d’amore iniziata nel 1998 e terminata nel 2010, con vari momenti di interruzione. “All’inizio ho potuto pagare con i miei soldi”, aveva raccontato la donna, precisando che le cifre erano alte. “A volte mi chiedeva anche 5.000 euro, fino a quando sono arrivata al punto di non poter più permettermi di pagare. Stavo malissimo, le dicevo che non avevo più soldi, lei sapeva che facevo l’impiegata e che guadagnavo 1.300 euro al mese, ma mi diceva di prendere i soldi dei miei genitori. Io sostenevo che con i suoi riti non succedeva nulla, che non vedevo risultati, ma lei insisteva che erano cose lunghe e che si doveva andare avanti. E mi chiedeva sempre contanti”.

Maga Valery si definisce una cartomante. Dopo vent’anni passati a lavorare in banca, aveva deciso di dedicarsi alla sua grande passione, per la quale sostiene di avere un dono. “Mia nonna faceva le carte quando io avevo tre anni. Al lavoro le facevo alle mie colleghe, poi nel 1991 ho cominciato con la cartomanzia, comprando i rituali: limoni, falli, candele a forma di angelo. Sono anche andata in varie televisioni per farmi pubblicità e la gente mi dimostrava il suo affetto e mi riconosceva per strada”.

La maga, che nel frattempo aveva aperto uno studio a Milano e uno a Crema, aveva conosciuto la vittima  nel 1997: “è stata lei a contattarmi dopo avermi visto in tv. Aveva una relazione con il suo capo cominciata quando lei aveva 22 anni. Una ragazza in gamba, è venuta da me per tantissimi anni”. La cliente andava dalla maga due volte alla settimana. I costi?. “Per quattro ore di cartomanzia, 100 euro”, ha spiegato l’imputata, che faceva le carte alla 45enne anche telefonicamente “un giorno sì e un giorno no: 50 euro. I rituali d’amore venivano mille euro, mentre un fallo preparato sempre per l’amore, 500 euro”. “Non pagava subito”, ha raccontato la maga, “a volte le somme arrivavano dalla società per la quale lei lavorava. Mi diceva che era tutto a posto e di non preoccuparmi. Non ha mai manifestato problemi nel pagare”. La maga, intanto, fatturava. Aveva anche altre clienti e aveva un commercialista, ma, come ha tenuto a precisare, della gestione economica si occupava il marito, sposato nel 2013 e deceduto nel 2017.

Tra le due donne, come ha riferito l’imputata, si era creata “confidenza, amicizia”. “Lei mi raccontava le cose di casa sua”, ha detto la Di Lorenzo, “ma il suo grande problema era il suo capo, lei pensava solo a lui. Le ho consigliato di uscire con i suoi amici, ma lei non voleva mollare. Due volte al mese la purificavo con i limoni e per nove volte, da mezzanotte alle quattro di mattina, lavoravo con preghiere particolari perchè volevo che lui amasse questa ragazza”.

Maga Valery ha sostenuto di non essersi mai accorta di un cambiamento da parte della cliente, come invece sostenuto da altri testimoni, come ad esempio il fratello della donna che in aula aveva riferito di averla trovata sfuggente, trasandata e sempre al telefono. “Non ho mai notato cambiamenti”, ha detto invece l’imputata, “lei mi faceva molta tenerezza. Ho fatto quel che ho potuto, ma il suo amato con lei si è comportato male”. “Alla sua famiglia non mi sarei mai permessa di chiedere dei soldi”, ha concluso la donna, rispondendo ad una domanda dell’avvocato Marco Simone, che assiste il fratello dell’ex impiegata, parte civile quale curatore speciale della vittima.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 28 ottobre.

Sara Pizzorni

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