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Assessore alla cultura regionale
su 'Affiche': 'Era il Comune che
doveva intervenire su mostra'

Doveva essere il Comune o la Regione ad entrare nel merito delle illustrazioni che hanno composto la mostra ‘Affiche’? Il tema viene ripreso oggi dall’assessore regionale all’Autonomia e Cultura di Regione Lombardia Stefano Bruno Galli, qualche giorno dopo la pubblicazione, sul Bollettino ufficiale della Regione, della concessione di un contributo di 6000 euro all’associazione Tapirulan, organizzatrice della mostra. “È necessaria qualche precisazione – scrive l’assessore – anche perché in seno all’opinione pubblica cremonese potrebbero diffondersi convincimenti fuorvianti.
“Il bando “Ri-vivi la Lombardia” – uscito il 10 agosto scorso – è stato concepito con il deliberato obiettivo di sostenere le iniziative estive, che si sarebbero svolte all’aperto, per rilanciare le manifestazioni culturali nella massima sicurezza, dopo il tempo lungo del lockdown. Era un bando – con il quale abbiamo finanziato un centinaio di progetti – ‘a sportello’. In estrema sintesi: chi prima arriva, cioè ‘clicca’ per primo, meglio alloggia. Nella circostanza, si trattava dell’unico strumento amministrativo adottabile per intervenire rapidamente e aiutare concretamente un settore – quello delle iniziative culturali – che da troppi mesi versava in una condizione di grande sofferenza. Era agonizzante e molto provato dalla prolungata chiusura.
“Sono sempre stato contrario ai bandi a sportello, che prescindono da un’approfondita valutazione dei progetti. Mirano solo a verificare i requisiti formali dell’associazione che li propone. Tanto è vero che quello presentato dall’Associazione culturale Tapirulan descriveva solo in generale l’idea di ‘Affiche’, mostra ‘atipica’ – com’era definita nella sintesi del progetto – perché allestita negli spazi riservati alle affissioni pubblicitarie o ai manifesti elettorali. Punto. Nessuna parola su Nicoletta Ceccoli e la sua arte”.
“Affiche – continua Galli –  non era una mostra a pagamento. Era una mostra – davvero invasiva – diffusa per una ventina di chilometri lungo le vie della città, negli spazi concessi dal Comune di Cremona. Veniva ‘imposta’ a tutti: difficile non imbattersi nei suoi pannelli. Era dunque l’amministrazione comunale a dover esprimere una valutazione in ordine alla proposta culturale da offrire alla cittadinanza attraverso i suoi spazi. Non era certo della Regione che neppure sapeva, per effetto del meccanismo del bando a sportello, di quale iniziativa – nello specifico – si trattasse. E che non poteva neppure verificare – per tutte le domande presentate a ogni bando a sportello? – quale tipo di arte pratichi un artista indicato con il solo nome e cognome.
“È stata imprudente – conclude l’assessore alla Cultura regionale –  l’uscita pubblica dell’assessore alla cultura cremonese, Luca Burgazzi, che ha cercato di scrollarsi di dosso le polemiche e, soprattutto, la responsabilità politica di aver appoggiato una scelta – quella dell’Associazione culturale Tapirulan – tanto discussa e discutibile. Questo è molto grave. Respingo con fermezza la strumentalizzazione della realtà a fini distorsivi. L’amministrazione comunale di Cremona avrebbe dovuto assumersi la responsabilità della decisione davanti a tutta la cittadinanza. Una scelta dall’impatto così rilevante per il senso etico e morale dell’intera comunità cremonese e per la particolare sensibilità dei bambini. L’infanzia – con i suoi diritti – merita senz’ombra di dubbio un maggiore rispetto da parte delle istituzioni cittadine”.

L’assessore Luca Burgazzi, all’indomani della pubblicazione del contributo regionale sul Burl, aveva commentato attraverso il suo profilo Facebook che “la censura non può appartenere alle Istituzioni ed è un bene che sia così”. “Per alcuni aspetti sono d’accordo con l’assessore Galli – aggiunge Burgazzi – anche il Comune era a conoscenza solo di una sintesi del progetto e la mostra Affiche adotta una formula, quella delle affissioni in spazi pubblici, che non è certo una novità per Cremona” .

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