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Metano fossile, Salini: 'Richiesta
di buon senso che accelera la
transizione verso fonti più pulite'

Lettera scritta da Massimiliano Salini, Eurodeputato di Forza Italia - PPE

Rispondo alla lettera di Andrea Poggio pubblicata sul vostro giornale con il titolo ‘Cosa combina Massimiliano Salini con i polacchi e i bulgari?’ (qui la lettera) per riportare i fatti in modo corretto e sgomberare il campo da errori, imprecisioni e approssimazioni dozzinali.

Liquido come sgradevole e incomprensibile il tono usato nell’apertura della missiva, un tentativo mal riuscito di fare dell’ironia a buon mercato, per cui avrei sottoscritto una “lettera di sostegno a nuovi investimenti per incrementare le importazioni di metano fossile con i fondi del Recovery Plan europeo” forse perché “in genere quello che fanno gli eurodeputati a Strasburgo o a Bruxelles passa inosservato in Italia”: come se io firmassi assurdamente testi pubblici sperando non li legga nessuno o ci fossero chissà quali trame internazionali da nascondere.

In realtà il tema è molto serio e necessita di un approfondimento adeguato, che va ben oltre le battute e le semplificazioni banali.

Primo: la lettera che ho sottoscritto presta particolare attenzione all’impatto socio-economico della transizione energetica e alla neutralità tecnologica, non denigra le rinnovabili ma parte da una verità ovvia, condivisa da tutti gli addetti ai lavori: eolico, fotovoltaico e biogas sono fonti utili ma insufficienti in quantità ed intermittenti nella fornitura; da sole non bastano a garantire una transizione energetica verso l’impiego di risorse meno inquinanti del carbone. E’ dunque necessario considerare la via al “low carbon”, come una traiettoria graduale costituita da un mix energetico che includa anche fonti dotate di maggiore stabilità, affidabilità tecnologica e ridotto impatto ambientale, proprio come Il metano.

E qui veniamo al secondo passaggio chiave. Il “metano fossile” non è “inquinante come quello che alimenta oggi gran parte dei riscaldamenti e degli impianti industriali della Lombardia”. E’ una fonte sì fossile e destinata ad esaurirsi ma, avendo un impatto molto ridotto di emissioni di CO2, è la tappa intermedia ideale: il primo passaggio della decarbonizzazione dovrebbe essere proprio il gas naturale, che dimezzerebbe immediatamente le emissioni attuali ed eliminerebbe sostanzialmente altri inquinanti atmosferici.

Terzo punto. Con la lettera che ho sottoscritto, si vuole agevolare e non ostacolare i nostri cittadini e le nostre imprese che investono nelle rinnovabili. La proposta che ho condiviso, prevede anzi che, dopo un certo periodo di tempo, una centrale a gas naturale si qualifichi come attività sostenibile dal punto di vista ambientale solo se accoppiata con sistemi di cattura e riduzione dell’anidride carbonica o se il gas naturale è miscelato con gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio come il biogas (ad esempio prodotto in provincia di Cremona) o ancora l’idrogeno.

Quarto. La traiettoria di riduzione delle emissioni CO2 deve tenere conto della situazione di partenza di ciascun Stato membro. I Paesi dell’Est soffrono ancora oggi di una grave dipendenza dal carbone, non possiamo ignorare la loro situazione di partenza nel processo di decarbonizzazione né applicare loro lo stesso modello, ad esempio, della Svezia, che nel mix energetico conta il 54% di energia da fonti rinnovabili. La lettera dei colleghi deputati dell’Est chiede che la Tassonomia non escluda interi settori, come il gas naturale, dal finanziamento sostenibile, esclusione che ne minerebbe gli sforzi di transizione in corso, ostacolerebbe la diffusione stessa delle energie rinnovabili ed esporrebbe i cittadini a povertà energetica.

Quinto. In questo contesto, parlare di scarsità di produzione elettrica da gas naturale in Italia non significa nulla ed è anzi fuorviante. L’Italia è leader nelle tecnologie di stoccaggio e distribuzione del gas naturale. Una transizione energetica Ue ordinata che ne includesse lo sviluppo, costituirebbe un’importante opportunità industriale e occupazionale, che vedrebbe l’Italia in prima linea grazie al suo primato indiscusso, internazionale ed europeo.

Per concludere: quella che ho condiviso è una richiesta di puro buon senso, che non rallenta ma rende possibile ed accelera, la transizione verso fonti più pulite.

In un momento come questo, dove l’Europa deve far fronte a due macro sfide come il cambiamento climatico e la pandemia, è giusto dare a tutti – Paesi, settori e attività industriali – la possibilità di contribuire, rialzarsi e trasformarsi. Non è con prese di posizioni iper ambientaliste, miopi e ideologiche, che daremo un futuro ai nostri figli, alle nostre famiglie e alle nostre imprese, ma lavorando tutti insieme in modo costruttivo, con realismo e concretezza.

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