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Una bara in piazza del Comune,
celebrato funerale delle attività
commerciali: la protesta

Fotoservizio Francesco Sessa

Una bara che, partendo da dietro il Battistero, è stata portata in corteo verso il Comune e poi riempita con una serie di oggetti; chi ha buttato dentro grembiuli, chi teglie, pentole, posate, chi addirittura le chiavi del proprio locale: un funerale in piena regola, insomma. Quello delle attività commerciali del territorio cremonese, che stanno ormai agonizzando a seguito dell’introduzione delle ultime misure anti contagio volute nell’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte.

Numeri che fanno paura, quelli sciorinati dai negozianti: oltre 100 giorni di chiusura da inizio pandemia, fatturato ridotto anche dell’80%, centinaia di migliaia di euro persi.

La protesta, messa in scena del gruppo spontaneo di ristoratori cremonesi, che già aveva manifestato con le pentole davanti alla Prefettura e tagliato pane e salame in piazza del Comune il 3 novembre, ha voluto ancora una volta evidenziare le pesanti difficoltà in cui versa il settore. A presidiare la zona, tre camionette della Polizia e due dei Carabinieri.

“Il primo lockdown poteva essere accettabile, stavolta però ci stanno massacrando” ha detto Luca Vezzoni, dell’osteria Aporti. “Ci hanno tolto tutto, non ci stanno dando la possibilità di lavorare. Anche quello che stiamo facendo non serve a nulla. Io ho perso circa l’80% del lavoro e anche il fatturato è calato tantissimo”. (l’intervista completa).

La richiesta che fanno gli esercenti è soprattutto di poter lavorare, ma anche di godere di alcune dilazioni nel pagamento di tasse e imposte, comunali, regionali e statali. Insomma, un aiuto a fronte di una situazione drammatica per il commercio.

Dal canto suo Andrea Fontana della Trattoria Il Gabbiano di Corte de’ Cortesi aggiunge: “Nel mio caso si parla di calo del fatturato superiore all’85%. Questa chiusura ci mette tutti in ginocchio. Auspico che vengano prese decisioni più coerenti e utili a risolvere problema della pandemia che sappiamo esserci: contestiamo che siamo stati considerati solo noi gli untori”. (l’intevista completa).

Non usa invece giri di parole Lina Grazioli dell’osteria Cerri: “Se andiamo avanti così le nostre attività sono destinate a morte certa. Siamo anche qui per solidarietà a quei colleghi che purtroppo non ce l’hanno fatta a reggere la pressione e si sono tolti la vita”. (l’intervista completa). Andrea Badioni, presidente della Confcommercio cremonese ha poi evidenziato come il “nostro mercato sta andando alla deriva, per cui dobbiamo capire quali sono le leve migliori per guardare al futuro con un po’ di serenità” (l’intervista completa).

“Ci dicano se dobbiamo morire di Covid o di economia” ha attaccato Beppe Franzosi, titolare del bar Sport di Costa Sant’Abramo. “Tutti conosciamo bene la pandemia e tutti abbiamo perso amici, parenti e conoscenti, ma i nostri locali sono sicuri e dopo 100 giorni di chiusura non possiamo continuare così”. Ha espresso commozione Mario Barbieri, titolare dell’omonima osteria, che con le lacrime agli occhi ha ricordato “i tanti dipendenti che lavorano per noi e che si trovano a piedi”.

Laura Bosio

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