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Undici anni dalla scomparsa
di Angelo Faliva. La sorella:
'Manca ogni giorno di più'

Foto Sessa

Sono passati esattamente 11 anni dalla scomparsa di Angelo Faliva, il giovane cuoco cremonese sparito nel nulla mentre si trovava a bordo della nave da crociera Coral Princess in viaggio da Aruba a Cartagena, in Colombia. In questo triste anniversario, Chiara, la sorella di Angelo, ha voluto affidare sulle pagine di facebook il suo ricordo: “Una persona muore davvero quando non ci si ricorda più di lei, per questo tu non morirai mai, perché il tuo ricordo in tutti noi sarà sempre tenuto vivo da un tuo pensiero, una tua frase, una tua battuta, capace di trasformare ogni nostra lacrima in un sorriso. Manchi ogni giorno di più”.

Ed è passato esattamente un anno da quando, il 25 novembre del 2019, a casa Faliva facevano il loro ingresso i poliziotti della Scientifica di Milano inviati a Cremona dal Ministero degli Esteri  per prendere il Dna di papà Roberto, di mamma Giuseppina e di Chiara per confrontarlo in Colombia con il profilo genetico di corpi mai identificati ritrovati in questi anni nella zona della scomparsa. La Scientifica aveva portato via anche una camicia e tre paia di ciabatte di Angelo recuperate all’epoca dell’ultimo imbarco dalla sua cabina. Ci si aspettava una svolta che purtroppo non c’è stata. “A novembre dell’anno scorso ci avevano detto che si sarebbero fatti sentire a marzo”, ha ricordato Chiara, “ma poi è scoppiato il covid e non abbiamo più saputo nulla”. Finita l’emergenza, Chiara si è ripromessa di contattarli. “Ci devono anche restituire gli indumenti di mio fratello”. Nel giugno dell’anno scorso il sostituto procuratore Francesco Messina aveva chiesto l’archiviazione del caso. Troppi i misteri che gli inquirenti non sono riusciti a risolvere.

Sulla Coral Princess, Angelo, 31 anni, lavorava come cuoco. La sera del 25 novembre del 2009 era di turno al ristorante della nave. Alle 20,15 Faliva aveva lasciato il suo posto di lavoro e nessuno ha più avuto sue notizie, nemmeno il compagno di cabina che non lo aveva visto rientrare a dormire. Il litigio che Angelo avrebbe avuto con un dipendente filippino della nave è stato considerato un fatto di poco conto, una faccenda già risolta. Solo un testimone, un altro dipendente della nave, un macellaio, aveva detto di averlo visto il mattino dopo alle 6 ancora con indosso l’uniforme da cuoco e lo aveva descritto come tranquillo e sorridente.  Poi più nulla. L’imbarcazione era quasi già arrivata a Cartagena.

I particolari mai chiariti sono tanti, così come evidenziato dalle indagini effettuate dalla polizia delle Bermuda: alla nave mancava un salvagente al quale era stata smontata la luce di sicurezza, trovata sull’imbarcazione. E’ stata poi evidenziata una zona della nave vicina alla linea di galleggiamento da cui ci si poteva anche tuffare in mare senza particolari pericoli. Dunque non è neppure esclusa l’ipotesi che Angelo si sia tuffato, nonostante fosse imminente l’arrivo al porto di Cartagena. Nelle sue indagini, Chiara Faliva ha scoperto che il computer del fratello era stato manomesso: cancellata una decina di mail tra Angelo e  un certo Tony, un tassista di Cartagena. Il compagno di cabina, inoltre, avrebbe visto un foglio con la foto del giovane cuoco e la scritta “Forget me” (“Dimenticatemi”). Nella cabina del fratello, Chiara aveva trovato un cappellino da cuoco con scritto “Capilla del Mar”, un hotel di Cartagena. La grafia era quella di Angelo. E poi il mistero della catenina dalla quale lo chef cremonese non si separava mai. Un mese dopo la sua sparizione la catenina era stata recapitata alla famiglia in una busta chiusa. Sul caso c’è stata anche una rogatoria internazionale, ma poco è servito, in quanto, cosa fondamentale, il corpo non è mai stato trovato. Cosa è successo ad Angelo Faliva? Ancora oggi, a distanza di 11 anni, la verità sembra ancora molto lontana.

Sara Pizzorni

Il papà e la mamma di Angelo

Chiara Faliva, nel giugno del 2019 in procura insieme all’avvocato Marco Bencivenga

 

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