Cronaca
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Violenza di genere: i casi di Sabrina e Morena per riflettere sul tema

L'installazione in piazza Garibaldi a Crema

Nel periodo gennaio-maggio 2020 le donne maltrattate ed abusate sono aumentate dell’11% rispetto al 2019. 15.280, invece, le chiamate effettuate al numero d’emergenza 1522 tra marzo e giugno. Gli esperti imputano la causa al lockdown della scorsa primavera.

Si contano, negli ultimi anni, 2 milioni di donne vittime di violenza domestica e ben 5 milioni che hanno subito abusi fuori casa. Dati, statistiche, che parlano. E spesso fanno dimenticare che dietro ad ogni numero c’è (o più tristemente ancora, c’era) una vita.

Nel nostro territorio, nel 2020, due donne sono morte in modo violento. Morena Designati abitava a Palazzo Pignano e aveva 49 anni. Affetta da qualche tempo da due gravi patologie degenerative, era assistita dal marito. Una situazione che “ha gravato sulla serenità della famiglia”, hanno affermato i più in paese. Ma le minacce dell’uomo, i modi violenti – secondo i racconti dei vicini di casa – proseguivano da anni e le percosse non sono state un unicum circoscritto al giorno dell’omicidio. Morena è morta per mano dell’uomo che aveva sposato.

Sabrina Beccalli, sulla cui morte ancora non è stata fatta chiarezza e il cui caso non è chiuso. 39 anni, scomparsa da Crema a Ferragosto e cercata per settimane nelle campagne circostanti, senza risultato. E in carcere lui, l’uomo che l’ha incontrata l’ultima notte: Alessandro Pasini. Per gli inquirenti l’ha uccisa dopo aver tentato di consumare un rapporto sessuale, anche se ha ammesso solo di aver dato fuoco al cadavere. Una violenza nella presunta violenza. E di Sabrina non resta che qualche frammento osseo.

In questa vicenda, un’altra donna si è vista coinvolgere: la ex compagna di Pasini, a più riprese denigrata a mezzo social, solo perché aveva lasciato le chiavi del proprio appartamento, luogo del delitto, al presunto omicida. La giovane è stata additata come “sprovveduta”.

C’è un filo rosso di sangue che lega queste storie. La condanna dei carnefici è unanime, ma spesso vengono portate delle attenuanti. Si parla di “perdita di controllo”, “raptus”. In alcuni casi si arriva a stigmatizzare le vittime: Sabrina, “ha rischiato, perché nessuno l’ha costretta a incontrare Pasini”. La ex di quest’ultimo, “insomma, stando con un uomo del genere avrebbe dovuto aspettarsi certi comportamenti”.

In questa giornata emerge la preoccupazione di chi si spende in prima linea per sostenere le donne vittime di stalking, minacce, abusi: i centri antiviolenza e le case rifugio. Ormai diffusi nel nostro Paese, si occupano della presa in carico territoriale della donna, dal contatto telefonico a quello diretto, offrendo consulenza psicologica e legale. Una risposta al fenomeno della violenza che ha preso forma già negli anni ’90, ben prima del riconoscimento del problema a livello istituzionale.

Nel 2017 l’Italia ha adottato un Piano strategico sulla violenza di genere, della durata triennale, e per il quale sono stati stanziati complessivamente 132 milioni di euro. Di questi il 5.700.000 sono stati destinati alle strutture di accoglienza. Ad ottobre 2020, stando al monitoraggio di Action Aid, le Regioni hanno erogato il 67% dei fondi per il 2017, il 39% per il 2018 e il 10% per il 2019. Una parte dei fondi stanziati sono stati utilizzati per coprire l’emergenza sanitaria del 2020, rallentando così l’erogazione ai centri antiviolenza. Il ministro alle Pari Opportunità Elena Bonetti ha comunicato che a stretto giro sarà convocata la Conferenza straordinaria antiviolenza in vista della stesura del Piano per le annualità 2020-2023.

Ben vengano le ricorrenze annuali e le forzature linguistiche di genere. Ma che queste vadano di pari passo ad una profonda e diffusa cultura del rispetto. E’ necessaria la libertà che deriva anche dalla certezza della pena e dalla piena condanna verso chi compie violenza.

Ambra Bellandi

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