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Vaccini rimandati: tra medico
di base e call center l'inutile
ricerca di una cremonese

“Signora, mi dispiace, ma dobbiamo rimandare la vaccinazione antinfluenzale perchè abbiamo esaurito le dosi”. La chiamata del medico di base arriva nel tardo pomeriggio di giovedi 26 novembre. Oltre un mese dopo la prenotazione fatta per una paziente ultra65enne cardiopatica che da anni si vaccina per evitare complicazioni. Quest’anno, anno del Covid, avrebbe dovuto essere in cima alla lista dei pazienti prioritari. Parte da qui la ricerca di una soluzione alternativa per A.B., cremonese di 83 anni, che attraverso la figlia ci ha raccontato il viaggio infruttuoso per cercare una soluzione. “Il medico di base – ci spiega – ci ha  riaggiornato al 15 dicembre, senza certezze sui rifornimenti, per valutare la possibilità di fare la vaccinazione e allo stesso tempo ha suggerito di provare a chiamare il call center regionale. Sapevo che dal 16 novembre erano iniziate le vaccinazioni in via San Sebastiano, quindi ero abbastanza fiduciosa. Quindi faccio il numero verde, l’800638638 e dopo 5 – 6 minuti mi risponde l’operatore. Molto gentile, ma anche molto sincero. Dopo avergli detto che desideravo la sede di Cremona, mi risponde di restare in attesa, ma che ‘gli sembra un po’ difficile’. Dopo aver dato il codice fiscale di mia madre, mi dice che il sistema non lo accetta in quanto la signora risulta già inserita nell’elenco dei medici di base. ‘Certo – gli rispondo – ma chiamo voi proprio perchè il medico di base non ha più disponibilità di vaccini.’.

L’operatore è gentile e paziente e a quel punto gli chiedo di verificare altri due nominativi: mia figlia, 17enne affetta da asma, patologia per la quale è raccomandata la vaccinazione, e me stessa, senza particolari patologie e sotto i 60 anni. “Mi dispiace, anche per voi non c’è possibilità di prenotare’, è la risposta. Insisto: ‘Ma nemmeno se mi metto in coda a tutte le liste d’attesa? ‘No signora, i rifornimenti arrivano di mese in mese e ora non possiamo fare previsioni'”.

“Resto sconcertata. Conosco persone che sono riuscite a vaccinarsi presso i medici di base, ma in effetti noi siamo arrivati tardi, le dosi sono state sufficienti solo per i primi e giorni forse per le prime due settimane. Allora provo, alla disperata, a chiamare una farmacia di un paese appena fuori regione per tentare la soluzione a pagamento. Chissà, mi dico, magari è solo in Lombardia che sta funzionando così. Ma anche questa strada si rivela sbarrata: ‘Signora, non è la prima che ci chiama da Cremona, ma purtroppo abbiamo esaurito le dosi anche noi. E comunque possiamo venderle solo ai residenti’. La farmacista mi spiega che l’aumentata  richiesta di vaccini a livello globale non ha consentito alle aziende farmaceutiche di aumentare proporzionalmente la produzione. E che la scarsa propensione a vaccinarsi degli italiani nelle precedenti annate ha probabilmente fatto sottovalutare il problema. Peccato che quest’anno le cose siano state molto diverse”.

E’ una vicenda come molte altre che accomuna tutti i distretti cremonesi. Dal cremasco, scriveva su Facebook l’x consigliere regionale Agostino Alloni: “Ieri si sono vaccinati una ventina di persone pianenghesi, tutte oltre i 65 anni. Tutte con l’appuntamento presso i locali del centro diurno. Tutto bene? Quasi. Una decina di residenti , sotto i 65 anni ma con patologie particolari, sono stati “rimandati” a casa senza vaccino. La Regione, nonostante le promesse, non ne ha inviati a sufficienza. I rimandati’ ritorneranno tra una decina di giorni.

Giuliana Biagi

 

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