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Enrico Storti nuovo primario
di Terapia Intensiva: collaborò
alla diagnosi del paziente 1

Arriva dal Lodigiano e fu uno dei medici che collaborò con la dottoressa Annalisa Malara nel fare la diagnosi del ‘paziente 1’: un curriculum di tutto rispetto quello del dottor Enrico Storti, nuovo primario dell’unità operativa di Terapia Intensiva e Anestesia, che ha iniziato oggi il proprio lavoro presso l’Ospedale di Cremona. “Cominciare in una situazione di emergenza significa comprimere il periodo di “studio” e di lettura del contesto” sottolinea il nuovo dirigente medico.

“La priorità è iniziare dall’esistente e dalla esperienza fatta dai colleghi. Questo per interagire nel migliore dei modi possibile con la situazione odierna che vede la terapia intensiva impegnata, al contempo, nella cura dei pazienti Covid e degli altri pazienti. Fondamentale l’interazione multidisciplinare fra le équipe medico – infermieristiche di Terapia intensiva e Anestesia. La squadra di Cremona è motivata e ha voglia di crescere, sono certo che mi aiuterà a trovare la strategia giusta per migliorare insieme”.

Storti racconta della propria esperienza sul campo nella prima ondata della pandemia: “In trent’anni di attività non avevo mai visto una cosa simile” spiega. “Impossibile dimenticare le centinaia di pazienti in codice rosso e giallo in Pronto soccorso. In quei giorni ho partecipato alla diagnosi del “paziente 1”, ero in costante contatto con la dottoressa Annalisa Malara, abbiamo deciso insieme di esplorare anche questa possibilità. La verità è che all’inizio non ci credevo, ma per fortuna si trattava di un’intuizione vera. Questa diagnosi è stata la prima tempestiva misura di contenimento dell’epidemia”. Poi è stato tutto un susseguirsi di emergenze: vedere contemporaneamente cento malati in pronto soccorso, tutti pazienti con necessità di ossigeno, di ventilazione meccanica è qualcosa che non si può dimenticare. Aver affrontato tutto questo è stato, da un lato una sfida e un arricchimento professionale e dall’altro un’esperienza umana profonda. L’impossibilità di garantire la presenza dei familiari accanto ai pazienti e viceversa ha ribaltato il paradigma della terapia intensiva aperta”.

Ora però si guarda avanti: “So bene che questo ospedale – come quello di Lodi del resto – viene da mesi decisamente intensi, gli operatori hanno dovuto e devono fare i conti con una flessibilità organizzativa estrema, che richiede dedizione e il costante impiego di energie fisiche e psichiche molto al di sopra della consuetudine” sottolinea. “Sapremo fare tesoro di questo evento epocale per affinare ulteriormente la nostra professionalità.

Come sarà dunque la nuova terapia intensiva? Per Storti dovrà essere “aperta”: “Una delle difficoltà principali del tempo che stiamo vivendo è proprio la gestione obbligata del reparto a “porte chiuse”, i pazienti non hanno i propri cari vicino e i familiari sono costretti ad una innaturale distanza. Senza parlare poi del dramma di chi ha salutato un congiunto a casa, nel momento dell’intervento del soccorso pre-ospedaliero e non lo ha più visto.

La comunicazione telefonica, seppur indispensabile in questa fase, non può sopperire alla presenza. Dare notizie, a volte tristi, senza la possibilità di uno sguardo, di condividere un silenzio; senza il conforto di una stretta di mano è davvero complicato. Tutti aspetti fondamentali che definiscono la relazione di cura e aiutano a comprendere cosa sta accadendo; ad affrontare il dolore della malattia o del lutto. La videochiamata con un parente in terapia intensiva è potenzialmente rassicurante, ma anche un’esperienza non semplice da vivere, richiede delicatezza e un’attenta fase di preparazione”.

“L’arrivo del dottor Storti a Cremona è una occasione per migliorare ” afferma Giuseppe Rossi (Direttore Generale Asst di Cremona). “E’ una persona che ho avuto modo di conoscere professionalmente e lo reputo eccezionale, sia per le capacità cliniche sia per le doti di leaderschip. E’ fra i principali fautori dell’arrivo in Italia dell’ecografia clinica (Point of care): ha insegnato questa metodica in moltissimi paesi del mondo. Con lui si arricchisce ulteriormente la squadra dei primari ospedalieri che nel mio mandato ha subito un importante turnover, (ortopedia – Erica Maria Viola; cardiologia – Gianbattista Danzi; urologia – Fabrizio Werveij; otorino – Pianta Luca; Neurologia – Bruno Censori; Farmacia – Andrea Machiavelli; Pronto soccorso e Medicina d’urgenza – Francesca Co’). Enrico Storti, da oggi, sarà anche il Direttore del Dipartimento di Emergenza”.

BIOGRAFIA- Enrico Storti, classe 1965, si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Milano dove ha conseguito le specialità in Medicina interna e Anestesia e Rianimazione. Dal 2000 è stato Dirigente Medico Specialista in Anestesia e Rianimazione all’Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano. Dal 2016 ha lavorato all’ASST di Lodi prima in qualità di Direttore dell’UOC di Terapia intensiva e sub intensiva, poi di Direttore dell’UOC di Anestesia e Rianimazione. E’ fra gli ideatori e soci fondatori dell’organizzazione scientifica no-profit Winfocus (World Network Focused on Critical Ultrasound) attraverso la quale ha sviluppato collaborazioni internazionali con diversi paesi, fra cui Cina, India, Australia, Russia e USA.

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