Cronaca
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Didattica a distanza, le opinioni degli insegnanti: le esperienze al Manin e all'Anguissola

Videointerviste di Eleonora Busi

Tra spinte alla riapertura delle scuole superiori fin dal 14 dicembre (ipotesi caldeggiata da Giuseppe Conte) e pareri che invitano alla maggior cautela possibile e quindi ad uno slittamento fino al 7 gennaio, la scuola cremonese fa i conti con una didattica a distanza che nessuno si sarebbe augurato di rivedere quest’autunno dopo il lungo lockdown primaverile. Al liceo Classico e Linguistico Manin, i corridoi sono percorsi solo da bidelli e insegnanti. Non tutti, visto che alcuni preferiscono collegarsi dalle loro abitazioni, nonostante tutte le aule siano dotate di lim e pc. Come spiega la professoressa Pierangela Porcu, docente di francese, impegnata in una videolezione con la 5a B, la didattica in presenza è  imprescindibile in prospettiva, ma anche la Dad ha degli elementi positivi. “La didattica a distanza  – ci dice durante una pausa – si sta dimostrando anche un’occasione di riflessione personale, il lungo periodo di assenza dalla vita sociale che ha lasciato i ragazzi distanti da tante cose, può essere visto come elemento di crescita e maturazione. Questa nuova modalità di rapporto li sta portando a rivalutare la scuola come luogo di confronto e crescita”.

I lati negativi della Dad sono ovviamente quelli relativi alla mancanza di contatto interpersonale, “il passare tra i banchi, vedere le espressioni del volto, poter incoraggiare in maniera diretta i ragazzi. Per i ragazzi poi è certamente disagevole stare tante ore davanti allo schermo, cosa per cui tante volte noi adulti li abbiamo criticati, ma che adesso è la nostra salvezza. Dallo schermo adesso traspare tutto quello che manca loro, a volte li vediamo ansiosi. Di fondo ci vedo una piccola comunità, che a piccoli passi cerca di raggiungere un nuovo equilibrio dopo aver perso la stabilità di prima. Soffriamo tutti per questa situazione, insegnanti, genitori, ma forse più ancora soffrono i ragazzi. Da questo percorso ‘negativo’ emerge come il rapporto con la scuola sia importante e aiuti le famiglie a non vedere i ragazzi ‘buttati sul divano’. Insomma, i legami con la scuola continuano, forse anche più forti di prima”.

Giuliana Biagi

 

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