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No spostamento tra Comuni,
allentamento? Bonomi: Non
si paragoni Grontardo a Milano

Continua la battaglia sul tema delle restrizioni natalizie, e nello specifico sul divieto di spostarsi dal proprio comune di residenza. Un divieto che, se per città grandi come Milano o Roma ha un suo senso, secondo il parere unanime dei governatori delle Regioni non ne ha molto per i piccoli comuni, i cui residenti si trovano fortemente penalizzati in quanto rischiano di non potersi ricongiungere con parenti a pochi chilometri di distanza. Un problema che nel territorio cremonese è molto sentito, visto l’ampio numero di comuni piccoli e addirittura piccolissimi, con un numero di residenti inferiore ai mille.

Dunque non è escluso che la politica continui a dare battaglia in questo senso: un’ipotesi avanzata dal Corriere della Sera e che sembra avvalorata dalla lunga lettera che il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, ha scritto al premier Giuseppe Conte, chiedendo di consentire i ricongiungimenti familiari cambiando il divieto di spostarsi dal Comune in divieto di uscire dalla propria provincia.

Insomma, i presupposti per ridiscutere il provvedimento, almeno in questo senso, non mancano, e le sollecitazioni sono giunta da più regioni, ma anche dai sindaci di molti Comuni. “Come si fa paragonare un comune come Grontardo a Milano?” commenta il primo cittadino di Grontardo, Luca Bonomi. “Paradossalmente, io che vivo a Cremona per Natale non posso andare a vedere i miei figli che stanno a Grontardo, a 13 km di distanza, mentre mia cugina, a Milano, può andare dai suoi genitori che stanno a 20 km perché si trovano nello stesso Comune”. Peggio ancora, quando si parla di Comuni limitrofi: “Ci sono persone di Grontardo che hanno parenti a Scandolara o a Persico, a una manciata di chilometri, e non li possono vedere- Fontana sarà anche stato provocatorio nel dire che è d’accordo con chi non rispetta le regola, ma lo capisco. Se veramente vogliono mettere in campo 70mila  agenti per controllare, che li mandino a presidiare i problemi veri, come la mafia, e non a controllare dove vanno gli italiani a mangiare il panettone”.

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