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Ospedali di Cremona e Crema
tra gli hub che riceveranno le
prime dosi vaccino anti-Covid

Ci saranno anche gli ospedali di Cremona e Crema tra gli hub che riceveranno le prime dosi del vaccino anti-Covid in Lombardia. Fonti dell’assessorato regionale alla Sanità confermano che le due aziende socio-sanitarie della nostra provincia saranno tra le 66 a cui per prime arriveranno le fiale contro il coronavirus. Nei prossimi giorni, dopo ulteriori incontri con il commissario all’emergenza sanitaria Domenico Arcuri, la Regione darà ulteriori indicazioni.

Con la prima fornitura, aveva assicurato il responsabile della sanità lombarda Giulio Gallera durante la presentazione del piano vaccini al Pirellone a inizio mese, saranno 260mila le persone che verranno coinvolte in prima battuta tra sanitari (di strutture pubbliche e private) e ospiti delle case di riposo. La somministrazione per la restante popolazione avverrà attraverso i drive-through. 

L’Italia come si sa ha scelto il vaccino della Pfizer-Biontech, somministrato oggi alla prima paziente al mondo, una nonnina inglese di 90 anni. L’Italia disporrà già da fine gennaio di circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 milioni di persone. Ed entro settembre, ha spiegato Arcuri, ci sarà il vaccino per tutti. 

Il siero della Pfizer prevede che sia esclusivamente consegnato dal fornitore direttamente ad ogni punto di somministrazione, in apposite borse di conservazione contenenti, al massimo, 5 scatole da 975 dosi ciascuna. Le caratteristiche di conservazione, inoltre, di queste prime dosi di vaccino, prevedono che lo stesso possa essere mantenuto per 15 giorni dalla consegna nelle borse di conservazione del fornitore; sei mesi, qualora si disponga di particolari celle frigorifere.

Per poter conservare le dosi è stata bandita una gara per acquistare 90 freezer. “In linea con le attività in programmazione appare inoltre fondamentale predisporre una gestione centralizzata dei sistemi e delle procedure che hanno a che fare con tutta la gestione della pianificazione della prenotazione, l’Anagrafe vaccinale, il consenso informato, la sorveglianza eventi avversi – aveva detto ancora Gallera – soprattutto in relazione alla numerosità dei vaccini e delle differenze oggi previste (conservazioni, modalità di somministrazione, previsione o meno di un richiamo)”.  

Simone Bacchetta – Michela Cotelli

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