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Beppe Signori: 'Mi piaceva
scommettere, ma in modo
leale'. Reato prescritto

Il reato è prescritto, chiuso il procedimento sul calcioscommesse. Così hanno deciso i giudici del tribunale di Cremona che oggi hanno messo la parola fine al processo nei confronti degli ultimi cinque imputati rimasti, tra cui Beppe Signori, vicecampione del mondo con la nazionale italiana nel 1994 e l’unico ad essersi presentato in aula. Difeso dall’avvocato Patrizia Brandi, del foro di Bologna, oggi ha rilasciato dichiarazioni spontanee.

“Sono passati nove anni da questa vicenda ed ora finalmente ho la possibilità di parlare. Dopo che il gip mi aveva sentito in seguito al mio arresto, le mie varie richieste di farmi interrogare sono andate tutte nel vuoto. Sono stati anni lunghissimi nei quali la mia vita, lavorativa, familiare ed economica è cambiata radicalmente. Un disastro sotto tutti i punti di vista”. “E’ vero”, ha ammesso Signori, “mi piaceva scommettere, ma l’ho sempre fatto in modo molto leale. Alterare o comprare le partite non mi è mai passato per l’anticamera del cervello. Sono sempre staro corretto. Qui, oggi, sulla testa dei miei figli, giuro la mia innocenza. In casa hanno un papà innocente e non un delinquente”.

Oggi Signori avrebbe voluto essere assolto. L’ha chiesto con forza anche il suo avvocato, che già la scorsa udienza aveva depositato una memoria difensiva dal fascicolo del pm e dove “agli atti c’è la prova incontrovertibile dell’innocenza del mio assistito”. Il legale ha richiamato ai giudici l’articolo 129 del codice penale che permette, qualora risulti evidente dagli atti, di emettere una sentenza di assoluzione. Non è stato così, si saprà perchè una volta letta la motivazione. In questo processo, Signori non ha rinunciato alla prescrizione. “Rimanere da solo come imputato in un processo che potrebbe durare ancora anni e dover richiamare moltissimi testimoni non ha senso, sarebbe folle”, ha detto il legale della difesa.

Signori e il suo avvocato

L’avvocato Curatti

Nella sua accorata arringa, l’avvocato Brandi ha citato ‘Maledetta primavera’, celebre brano di Loretta Goggi, dicendo: “In questo caso verrebbe da dire maledetta prescrizione, che ha impedito di fare un giudizio ordinario e di essere giudicato. La vita del mio cliente è stata azzerata, sconvolta, la sua fama di calciatore è stata distrutta, è stato espulso dallo sport che era il suo mondo. Pochi mesi prima dell’arresto aveva preso il patentino di allenatore, aveva 40 anni, era famoso, stimato, e invece ha avuto l’ergastolo sportivo, è stata castrata sul nascere la seconda fase della sua carriera. Il capo di imputazione è stato preso come oro colato, chiunque, leggendolo, l’avrebbe espulso a vita. E invece quel capo di imputazione era un fantasy”. E poi l’ultimo appello ai giudici: “Abbiamo bisogno di uscire da quest’aula con un verdetto di assoluzione, verdetto vitale per l’imputato”.

L’avvocato Spampinato

E invece il reato è stato dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. Lo aveva chiesto poco prima anche il pm Davide Rocco, lo avevano chiesto anche gli altri legali, gli avvocati Vito Alberto Spampinato per l’ex calciatore serbo Almir Gegic, e l’avvocato Luca Curatti per Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese, già assolto con formula piena dall’accusa di aver messo il sonnifero Minias nell’acqua utilizzata dai grigiorossi nella partita di prima divisione Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010. “Questo processo non ha più nè un tempo nè una storia attuale”, ha detto l’avvocato Curatti. “I tempi e le persone non sono più quelli del 2011”. “Siamo tutti stanchi di ragionare di calcioscommesse nel 2020″, ha concluso il legale, dicendosi stupito dell'”accanimento” delle parti civili come la Figc nel chiedere i danni.

Sara Pizzorni

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