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Cashback e lotteria degli
scontrini: per bar e panetterie
una complicazione in più

Tra favorevoli e contrari, si divide la platea dei titolari di esercizi commerciali dove il pagamento tramite Bancomat o carta di credito non è mai entrato nelle abitudini dei clienti, per gli importi prevalentemente bassi o molto bassi degli scontrini: quindi  attività come bar, tabaccherie, panetterie, dove la clientela paga quasi esclusivamente in contanti cifre che si aggirano attorno ai pochi euro. E adesso che il Governo ha introdotto il cashback per chi utilizza i mezzi di pagamento elettronici, non proprio tutti hanno accolto con favore l’incentivo all’utilizzo della moneta virtuale.

“Il mio locale è ancora chiuso e quando riaprirò non ho nessuna intenzione di adottare il pos”, spiega Emiliano Bruno, titolare del Wish Pub, una birreria che quest’anno farà il record dei mesi di chiusura forzata. “Adesso siamo chiusi da ottobre, forse ci faranno riaprire da metà gennaio, ma vedremo. Cosa vuole che le dica?” Il problema per attività tipicamente serali come queste non è il cashback o la lotteria degli scontrini, ma la stessa sopravvivenza. “Devo centellinare le mie spese, tra fornitori, proprietari del locale e pagamenti per investimenti già fatti. Con l’ultimo ristoro ho preso 3000 euro, quando solo di affitto mensile ne pago 1300”. Il problema del pos quindi non è proprio il primo della lista: “Ci sono delle commissioni pesanti, che dipendono dalla banca: c’è sempre da pagare un canone di noleggio dell’apparecchio e poi le commissioni. Almeno avessero tolto queste spese, in un periodo come questo …. Senza contare che molti di noi devono cambiare la cassa se vogliono avere il software adeguato”.

Chiuso in attesa di tempi migliori anche il bar di piazza S.Anna. Il suo titolare, Enxo Bedeni, ha deciso di fare qualche piccola modifica interna approfittando di questo periodo di limitazioni di orari e clientela. “E’ stata una scelta ragionata, sapevo che avremmo avuto molte limitazioni che rendono davvero difficile far quadrare i conti perchè i costi fissi di un esercizio pubblico sono molto alti e l’asporto non basta. Per quanto riguarda l’utilizzo delle carte di credito, io le accetto, ma all’inizio ho avuto molte difficoltà con le banche tradizionali. Solo il noleggio del pos costa sui 50 euro al mese, poi ci sono commissioni percentuali per ogni transazione  e a volte costi fissi. Alla fine quindi sono passato a SumUp, che consente di connettere il lettore allo smartphone tramite un’app, ricevendo così il pagamento per la maggior parte delle carte di credito”. Se la soluzione in questo caso è stata trovata, molte altre sono le difficoltà che si prospettano per questo settore. “Non so in quanti riapriranno a gennaio, e questo a causa dei costi fissi. Se riapri devi programmare l’acquisto di una certa quantità di materie prime, che potrebbero non servirti se poi non arrivano clienti”.

Si adegua con la consapevolezza che non c’è molto altro da fare, ma giudica sbagliati i tempi di iniziative come il cashback o la lotteria degli scontrini, la titolare del panificio Generali, 6 negozi a gestione diretta in città, di cui l’ultimo aperto è ‘Pane e Amore’ all’inizio di corso Garibaldi. “Non mi disturba affatto che i clienti utilizzino la carta di credito, noi la accettiamo da sempre, penso però che introdurre innovazioni tecnologiche proprio in questo periodo, non sia stata la scelta migliore”, spiega Cristina Generali. “Per fare un esempio, hanno lanciato questa lotteria degli scontrini dal prossimo anno. Bisognerà adeguarsi con l’acquisto di una pistola –  lettore, del costo di almeno 100 euro e poi occorrerà adeguare la cassa: se non è abbastanza recente, sarà necessario acquistarla nuova e così sono altre spese. In questo periodo in cui tanti di noi sono rimasti chiusi o aperti con forti limitazioni, questi investimenti sono veramente inappropiati, capisco che sugli italiani l’idea della lotteria faccia presa, ma insomma … Detto questo, noi ci adatteremo ma non sarà semplice, veniamo da un periodo in cui siamo tutti molto stanchi e ci sarebbe voluta una semplificazione, non un aggravio”. Insomma, ben vengano le innovazioni, ma non in un Paese dove la complicazione burocratica sembra essere la regola.  gb

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