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Ritorno alle superiori il 7
gennaio, presidi perplessi:
'Che sia davvero in sicurezza'

In attesa del tavolo in Prefettura programmato per venerdì 18 sull’organizzazione dei trasporti, crescono le perplessità dei dirigenti scolastici sulla opportunità di un rientro in presenza per la maggioranza degli studenti delle superiori all’indomani delle feste di Natale, quindi già il 7 gennaio. L’esperienza di settembre – scuola riavviata in presenza e poi gradualmente tornata a distanza –  ha lasciato il segno e soprattutto c’è incertezza dell’evoluzione sanitaria in Italia.

“La scuola è attrezzata per riaccogliere tutti gli studenti – ci dice la dirigente del Liceo Manin Maria Grazia Nolli –  Ma esprimo preoccupazione relativamente a quello che potrebbe essere lo scollamento tra il 75% di presenze previste dal Ministero dell’Istruzione e la effettiva capienza dei trasporti. La nostra scuola è pronta ad accogliere in presenza anche il 100% dei ragazzi ma auspichiamo che vi sia una sinergia vera, operativa tra mondo della scuola e settore trasporti, che non si chieda sempre e solo alle scuole di adeguarsi tra tutti i soggetti che a livello nazionale devono assicurare una situazione di sicurezza e di continuità del servizio. Dico questo soprattutto per dare garanzie alle famiglie”.

Quindi anche al Manin si attendono indicazioni dall’ufficio scolastico provinciale circa la nuova organizzazione dei trasporti prima di rimettere mano alla rotazione delle cassi. “Vedremo poi – continua la dirigente – se privilegiare la presenza delle classi prime piuttosto che le quinte: i più piccoli necessitano di una socialità anche fisica nella scuola, ma le quinte hanno l’importante traguardo dell’esame di stato”.  Fermo al momento anche il riallestimento di alcune aule con i nuovi banchi a rotelle consegnati nelle scorse settimane. Non sono il massimo della comodità per ragazzi nella fase della crescita, quindi la scuola attrezzerà le aule solo quando si capirà quante saranno effettivamente le classi in presenza. Nel frattempo, entro la data stabilita del 14 dicembre, la scuola ha inviato all’Ust il risultato del censimento sulle provenienze degli studenti. “Noi siamo qui – conclude Nolli – le scuole fanno tutto quanto è di loro competenza,  basta che ci dicano quello che dobbiamo fare. Il mio auspicio è che le autorità sanitarie operino delle valutazioni davvero mirate alla salute e degli studenti e della comunità e non vi siano soltanto dichiarazioni di intenti non supportate da valutazioni a livello istituzionale. A tutti piace che gli studenti tornino a scuola e noi li aspettiamo perché la scuola vive della presenza degli studenti. Ma ci aspettiamo che chi deve operare le scelte lo faccia in assoluta sicurezza, anche per non creare aspettative che poi creano delusione nei ragazzi e nelle famiglie”.

Priorità alla sicurezza anche da parte della dirigente dell’Iis Torriani Roberta Mozzi: “Penso che i ragazzi abbiamo bisogno di tornare a scuola, ma il discorso salute è prioritario. Gli enti competenti ci dovrebbero dire effettivamente gli scenari entro cui dobbiamo operare”

“Stiamo tutti seguendo con molta attenzione le indicazioni e i commenti che escono di giorno in giorno per farci un’opinione”, afferma Flavio Arpini, dirigente del liceo Anguissola. “La scuola è un luogo sicuro perché abbiamo operato in tal senso. Il problema è arrivare a scuola, capire come sarà l’organizzazione dei trasporti. Forse varrebbe la pena, in questa situazione in divenire, di prevedere una presenza in classe a piccoli gruppi laboratoriali. Ma le notizie sul fronte sanitario non ci danno sicurezze, con questi numeri di decessi che salgono”.

Giuliana Biagi

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