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Omicidio Gloria, la perizia:
Danho capace di intendere
La magia? ‘Retaggio culturale’

L'imputato con l'avvocato Bodini

E’ capace di intendere e di volere, Kouao Jacob Danho, 38 anni, l’operaio ivoriano a processo in Corte d’Assise a Cremona per l’omicidio volontario della figlia Gloria, di soli due anni. Lo hanno affermato questa mattina i due neuropsichiatri Giacomo Filippini, da Brescia, e Sergio Mantero, da Milano, a cui la Corte aveva a suo tempo affidato l’incarico di redigere una perizia psichiatica per due ricoveri a cui Danho era stato sottoposto a causa di una forma depressiva e di ansia. In aula l’imputato aveva attribuito il suo comportamento a forze magiche e a stregoneria che la famiglia dell’ex moglie avrebbe scagliato su di lui. Secondo gli esperti, non ci sono “elementi patologici o deliranti”, ma solo un “retaggio culturale”. Il consulente di parte Filippo Lombardi ha invece parlato di “attacchi di panico” e di “una tensione emotiva crescente da tempo, una sintomatologia che va interpretata secondo i dettami di approccio etnopsichiatrico caratteristico di persone al di fuori della nostra cultura”. In sostanza, per Lombardi, Danho avrebbe avuto una “reazione da stress provocata dalla sua cultura: era spaventato da queste influenze malefiche, era in uno stato psicotico acuto causato da alterazioni dello stato di coscienza e per questo ha messo in atto anomalie comportamentali”. Per l’esperto, si è trattato di un “raptus che insorge e che si ritira rapidamente”.

L’omicidio si era consumato il 22 giugno del 2019 nell’appartamento di via Massarotti dove l’imputato si era trasferito dal primo giugno del 2019, mentre l’ex compagna e la figlia erano ospiti di una casa protetta. Nella sua casa, Danho aveva accoltellato la figlia due volte, una al fegato e una ai polmoni. La piccola si sarebbe potuta salvare, se suo padre avesse chiamato subito i soccorsi. Il 38enne aveva confessato il delitto solo nel settembre del 2019, mentre subito dopo i fatti aveva puntato il dito contro un fantomatico rapinatore. Le tracce ematiche e le impronte trovate sul coltello, però, riportavano esclusivamente al papà e alla figlia.

L’imputato, in carcere a Pavia, è difeso dagli avvocati Giuseppe Bodini e Michele Tolomini, mentre come parte civile c’è la mamma della piccola Gloria, assistita dall’avvocato Elena Pisati.

Il movente, per la procura, è quello della vendetta: Jacob ha ucciso Gloria per vendicarsi dell’ex compagna che non ne voleva più sapere di tonare con lui, infrangendo tutti i suoi sogni di poter tornare a ricostruire la sua famiglia.

La coppia si era conosciuta in Libia nel 2016, anno in cui, secondo la ricostruzione effettuata dalla squadra investigativa della procura, avevano compiuto il viaggio migratorio verso l’Italia. La donna aveva sempre saputo che il compagno aveva lasciato in Costa d’Avorio due figli avuti da un precedente matrimonio, e che lui spediva in patria denaro per il loro sostentamento. Non sapeva, però, che il 38enne aveva un’ulteriore figlia, una situazione che aveva generato nella coppia non pochi contrasti, fino ad arrivare al 22 febbraio del 2019, quando, durante un litigio, lui l’aveva colpita con un forte schiaffo all’orecchio, causandole lo sfondamento del timpano destro. Per quell’episodio, lo scorso novembre l’uomo è stato condannato alla pena di tre anni, un mese e 10 giorni per maltrattamenti. Dopo il fatto, la polizia locale aveva avviato la procedura per collocare mamma e figlia in una struttura protetta. Le due non si erano più ricongiunte con Jacob, anche se Isabelle non aveva mai vietato a Jacob di vedere la bambina.

Sara Pizzorni

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