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Ripresa scuola il 7 gennaio
La Cgil chiede incontro
con il Prefetto

Sul tema del rientro a scuola degli studenti ad alzare gli scudi sono anche i sindacati del territorio, che tornano sul nodo dei trasporti e sui problemi che questo potrebbe rappresentare. Lo evidenziano, in una nota, Marco Pedretti, Laura Valenti e Ben Halla Mohammed rispettivamente segretario generale Cgil, segretario Flc Cgil e segretario generale Filt Cgil.

“ll 7 gennaio tutti gli studenti del nostro territorio torneranno in aula, ma si chiede di poterlo fare in perfetta tutela. E qui nascono i problemi perché se la scuola oggi può essere considerata un luogo sicuro, non lo è quanto la circonda” scrivono i sindacalisti, che in questi giorni hanno inviato alla Prefettura una richiesta di incontro, chiedendo di essere coinvolti nei tavoli territoriali che si sono susseguiti in questi giorni.

“Il nodo principale continuano a essere i treni, i pullman, i bus, troppo pieni e quello del rientro a scuola è un problema molto complesso e, come ogni problema complesso, per essere affrontato e risolto, avrebbe bisogno di confronto e chiarezza” continuano i sindacalisti. “Da tempo come organizzazioni sindacali stiamo chiedendo di avere un quadro più completo e dettagliato.

Ed oggi, a seguito dell’ultimo Dpcm 3 dicembre 2020 che, per assicurare dal 7 gennaio 2021 la ripresa del 75% delle attività didattiche della scuola secondaria di secondo grado in presenza ha istituito presso ciascuna Prefettura un tavolo di coordinamento, presieduto dal Prefetto, abbiamo chiesto un maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali.

Per quanto ci riguarda il ricorso generalizzato alla Dad, che ha allontanato dalla scuola milioni di studenti, rappresenta un evento triste, non dovuto a responsabilità della scuola che però oggi paga il prezzo più alto per il ritardo della mancanza di coordinamento tra i soggetti istituzionali.

Chiediamo di poter lavorare in sinergia per ripristinare le condizioni indispensabili a rendere effettivamente esigibile il diritto allo studio di milioni di studenti. E’ questo il motivo per cui continuiamo a chiedere che la scuola venga veramente messa al centro. La qualità e la ricchezza delle relazioni che si costruiscono in una classe non si potranno mai ottenere in videoconferenza o con strumenti informatici che possono essere solo un complemento limitato e di mero supporto all’insegnamento in presenza.

Con tutta la fatica fatta da dirigenti e operatori della scuola per riaprire gli istituti, sarebbe una sconfitta chiudere di nuovo le porte e lasciare gli studenti da soli, a casa”.

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