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Il grido di studenti
e insegnanti in piazza:
'Vogliamo tornare a scuola'

foto Sessa

“Vogliamo tornare a scuola”, questa la voce che si è levata questo pomeriggio in piazza del Comune da parte di studenti, insegnanti e personale scolastico, nella manifestazione organizzata dal gruppo ‘Priorità alla scuola’. L’ultima delusione l’hanno avuta ieri sera, quando con uno stringato comunicato il presidente della Regione Fontana ha preannunciato lo slittamento della didattica in presenza nelle superiori a dopo il 24 gennaio. Insieme a Giorgia Cipeletti e Serena Riviera, organizzatrici del gruppo cremonese di Priorità alla scuola, e a diversi insegnanti della scuola primaria e delle superiori, anche alcuni studenti universitari di Aula Studio e delle superiori del collettivo Il Megafono, che hanno sintetizzato in una nota il loro sconcerto nel non comprendere come sia possibile che le istituzioni non siano ancora riuscite ad organizzare un seppur parziale rientro nella normalità.

“Siamo qui a chiedere che non si continui questo bailamme di continui ‘apriamo’, ‘non apriamo’. Chiediamo che per tornare a scuola in sicurezza si facciano gli screening e arrivino finalmente i test rapidi tanto promessi”, ha detto tra l’altro Cipeletti.

“Non siamo qui a negare assolutamente la gravità della pandemia”, ha aggiunto Paola Trombini, insegnante al liceo Aselli.  “Ma rendiamoci conto che siamo chiusi dal 16 novembre e i ragazzi stanno pagando questo isolamento, questa chiusura e questa assenza  di relazioni, lascio stare l’apprendimento … tutto quello che sta mancando è ciò che costituisce il cuore della scuola”.

“Ora basta, siamo stanche e stanchi di questa situazione – si legge nel comunicato diffuso dagli studenti –  Ci serviva questa nuova batosta, questo colpo basso tirato al mondo della scuola, questo ennesimo, vergognoso, rimando della data in cui potremo tornare in classe, tutte e tutti in presenza ed in maniera definitiva. Ci serviva per ricordarci che se il collettivo è nato è anche e soprattutto per non arrendersi all’idea dell’impossibilità di agire nel nostro contesto per cambiare le cose, per essere più forti insieme”.
Criticata “la disorganizzazione delle istituzioni, ma anche la noncuranza nei rapporti tra amministrazione (in questo caso la regione) e la Scuola, in particolare chi la vive quotidianamente e chi veramente confidava e confida tutt’ora nel rientro in aula.
Si continuano ad ignorare le gigantesche e terribili ricadute che la DAD sta avendo e avrà sulla società, i disagi che essa comporta e le mancanze che produce. Si continua a considerarla una spiacevole ma valida alternativa. Non è così. (…) Si pensa che la salute di una società si misuri unicamente attraverso indicatori economici. Non è così”. Il collettivo si rivolge anche a chi dovrebbe dare voce agli umori del mondo studentesco, i coetanei eletti nella Consulta provinciale degli Studenti: “La consulta studentesca in tutto questo non si è mai esposta, la nostra domanda a questo organo che si dice di rappresentanza è: cosa sta facendo effettivamente per ottenere il rientro in aula e cosa sta accadendo in provincia e in regione?
La nostra domanda all’amministrazione comunale è, ancora una volta: cosa si sta facendo, al di là dei rimpalli di responsabilità e dei temporeggiamenti? Perché non si è ancora pronti? Perché il sistema dei trasporti, riformato a Crema proprio come avevamo proposto ai tempi all’amministrazione, non è ancora stato potenziato?
La nostra domanda agli organi decisionali statali e regionali è: quando smetterete di trattare la scuola come fanalino di coda della società?
Nell’attesa di risposte che mai dovrebbero essere sollecitate noi diciamo ‘ora basta. E agiamo di conseguenza”.

In piazza sono scesi anche il sindaco Galimberti che ha parlato a lungo con docenti e ragazzi e l’assessore all’Istruzione Maura Ruggeri. Sono stati illustrati i contenuti dell’incontro avvenuto in mattinata nel tavolo prefettizio, alla presenza oltre che dell’Ufficio scolastico territoriale, per la prima volta anche di alcuni dirigenti scolastici cremonesi. Ci si sta indirizzando verso un nuovo modello di didattica integrata che richiederà un grosso sforzo organizzativo ma dovrebbe tenere insieme attività in presenza e a distanza. Rispondendo alle continue sollecitazione dei presenti (‘ma non ci si poteva pensare prima? il problema trasporti perchè non è stato affrontato a settembre? ecc.) Galimberti ha evidenziato il problema di un rientro che non preveda doppi turni (invisi ai presidi) in quanto si creerebbe inevitabilmente affollamento. “L’indicazione emersa – ha detto – è quella di fare entrate scaglionate. La trovo un’indicazione saggia, bisogna organizzarsi, e la volontà di organizzarsi è emersa chiaramente questa mattina. Che la presenza sia al 50 o al 75, lo scaglionamento delle entrate sarebbe comunque utile. I momenti cruciali sono: all’interno della scuola, sul bus e tra bus e scuola. La scuola è ben gestita, sui bus ci sarà il 50%, ma c’è il momento del passaggio tra bus e scuola che può essere un problema: per questo lo scaglionamento può essere utile”. Un pensiero è andato anche agli  universitari, che “stanno facendo un’esperienza di università molto parziale”.

Giuliana Biagi

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