Cronaca
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L'ultimo saluto a Carlo Sante Gardani. Un viaggio che continua

Un freddo profondo, ostinato, si è posato stamattina sulle cose. Perché a volte pure l’universo partecipa ai giorni più grevi. Ed oggi per tutta la città (e non solo) è stato un giorno greve. Erano davvero in tanti a salutare per l’ultima volta Carlo Sante Gardani. In maniera commossa e partecipata.

Un’ora e mezza di funzione, un lunghissimo cammino sino al saluto finale, alla partenza per l’ultima dimora. Ne avrebbe probabilmente sorriso Carlo, lui che da iperattivo non era capace di stare fermo e non amava la lunghezza ma badava alla sostanza. Sono riusciti tutti gli altri a stare fermi per lui, a ricordare.

C’erano gli amici dello sport, dalla Casalese che ha posto in chiesa il suo vessillo agli amici della splendida avventura col Parma Calcio quando inventò un modo nuovo di seguire i ragazzi, di fare promozione sportiva badando non solo all’aspetto ‘professionale’ dello sport, ma dando il giusto (e in alcuni casi preponderante) peso all’aspetto sociale.

C’erano i compagni di viaggio della politica. Compagni di viaggio comunque, sia che fossero i suoi ragazzi del Listone sia i suoi avversari. Perché anche nella politica il fondatore del Listone non aveva nemici. Vulcanico, sempre in eterno moto, sempre ricco di spunti ed inventiva, attento al mondo che cambia non riusciva mai ad essere arrabbiato per più di un breve lasso di tempo. Per Carlo Sante Gardani la politica era servizio: lo ha ricordato bene il figlio Giovanni quando, accennando all’impegno del padre ha rimarcato che lo stesso fu l’unico a candidarsi a guida della città a ‘costo zero’.

C’erano i sindaci di Casalmaggiore, Rivarolo del Re e Bozzolo e forse qualcun altro che ci è sfuggito, molti dei consiglieri comunali di Casalmaggiore, i rappresentanti del mondo del volontariato, alcune delle sue ex Guardie Ecologiche Volontarie.

C’era soprattutto tanta gente semplice, quelli che aveva aiutato in tanti anni in silenzio, senza chiedere nulla, senza farsene vanto. Di quelli che aveva spinto per far loro prendere volo. Era un motivatore Carlo, quando i motivatori ancora non esistevano in maniera istituzionale.

Non era un santo (semmai – come ha ricordato il figlio Giovanni – era Sante), ma era un uomo che non si tirava mai indietro, sempre disposto ad aprire le porte di casa, a farsi carico dei problemi degli altri e a cercare una strada per risolverli.

A celebrare le esequie don Claudio Rubagotti. Sempre puntuale la sua predica, in equilibrio tra la componente divina e quella umana. Partecipe di quel dolore che solo la fede può in parte attenuare ma che è difficile da spiegare quando la ferita è aperta e ancora duole.

Ha parlato del corpo di Cristo che si celebra in chiesa e del corpo degli uomini che in chiesa si salutano per l’ultima volta. Due parti di uno stesso cielo, di una stessa immagine per i cattolici che riescono ad unire i due corpi in nome della fede. “La fede in Dio è energia, è la forza non per negare la morte, ma quella forza che ci permette di affrontarla. Carlo Sante gardani partecipa a questa ultima eucarestia. Tutto quello che vediamo non è tutto quello che accade”.

Don Claudio ha sottolineato la difficoltà di parlare di Carlo Sante senza correre il rischio di lasciare fuori qualcosa da quell’infinito racconto “Un uomo che si è occupato di mille cose, della sua famiglia, dei figli che erano il suo orgoglio, di politica, di sport, di ambiente. La partenza di quest’uomo lascia tutti noi un po’ più orfani”.

In un tempo di individualismo esasperato Carlo ha navigato in senso ostinato e contrario: “Questa corona che c’è sulla sua bara, questa corona colorata e con i funghi racconta delle sue tante passioni. Carlo ha affrontato tante sofferenze, ma non si è mai fermato perché ha sempre trasformato ogni ostacolo in sfida. Vorrei che questa fosse la lezione che riusciamo tutti a portare con noi. Se si riescono a vivere gli ostacoli come una sfida, c’è sempre una possibilità, una speranza. Noi viviamo in un tempo senza più speranza e questa è una grande lezione”.

“Carlo non si è mai fermato alle apparenze, sempre desideroso di conoscere. Oggi abbiamo scelto questo vangelo in cui ci si chiede ‘Chi è il mio prossimo?’. Sembra una domanda banale, ma non lo era in quel tempo in cui tutto era codificato, in cui serviva una legge anche per riconoscere il prossimo. Ma chi è il mio prossimo? Carlo ha preso seriamente la parabola. Non si è chiesto chi era il suo prossimo ma si è messo nei panni di chi incontrava, quello era il suo prossimo. E’ una lezione anche questa soprattutto in questo tempo che non ci obbliga più a porci questa domanda. Avere compassione è condividere la passione. con-passione”.

Don Claudio ha anche citato un piccolo episodio personale proprio su questa strada. Nel giorno del matrimonio di giovanni, mentre si festeggiava a tavola, Carlo lo ha avvicinato. Avevano parlato dei problemi strutturali del Duomo, del sottotetto e Carlo, proprio durante la festa per il figlio, gli aveva presentato una persona che avrebbe potuto dargli una mano. “Un gesto che mi ha molto commosso perché, nonostante il giorno di festa, si era fatto carico dei miei problemi cercando una strada per poterli affrontare e risolvere. Ecco. Nel suo ultimo messaggio scriveva ‘Voi guardate avanti e pensatemi sempre’. Pensando a lui e al suo esempio si può trarre la forza di appassionarsi a questa vita. Che questa passione ci guidi nel nostro cammino”.

Al termine della messa è stato dato ampio spazio alle parole di chi ha voluto ricordare. Una sorta di incontro nel rito, uno ‘strappo’ alle regole che probabilmente anche Carlo, che della socialità faceva sempre suo vessillo, avrebbe apprezzato. Massimo Arcari, compagno di viaggio nell’esperienza delle scuole calcio Parma, ha letto una toccante lettera di un dirigente di una delle tantissime società che Gardani aveva aiutato a promuovere, di Ariano Irpino. Una lettera di un dirigente che citava il casalasco come maestro. Poi Matteo De Simone, uno dei ragazzi a cui teneva in maniera particolare e che aveva accompagnato all’altare per la cresima che ha ricordato come Carlo facesse tutto per la comunità e non pensasse quasi mai a se stesso. Poi Alessandro Rosa, uno dei ragazzi che aveva forgiato nel Listone, che ha ricordato di come Carlo fosse sempre due passi davanti a tutti, come l’uomo di Nietsche ne ‘La gaia scienza’, che vagava con la lanterna in mano anche di giorno. “Riuscivi a fare emergere la parte migliore di noi tutti”. Poi ancora Giuseppe Boles che ha esordito col ‘Capitano, mio Capitano di Walt Whitman ed ha ricordato di quando nessuno gli dava fiducia e Carlo gliela diede senza chiedere nulla. “Era l’uomo delle seconde possibilità. Al mio capitano, da umile marinaio, grazie di quella possibilità”. Anche la sorella Carolina Gardani ha parlato a braccio del fratello e di come Casalmaggiore – proprio dal suo esempio – abbia la necessità di ritrovare un’anima più unitaria.

Infine l’articolo del figlio Giovanni. Un bellissimo ricordo a tappe di un viaggio. Un articolo, quello che da giornalista non aveva mai scritto.

Carlo Gardani non è mai stato passato, è sempre stato futuro. 
Soltanto per comodità, e soprattutto perché in questi giorni mi ha lanciato diversi segnali, che non posso essere coincidenze, in questo mio ricordo userò il tempo presente. 
Carlo Gardani nasce di martedì, muore di martedì e il suo funerale cade di martedì: poi non ditemi che non è un fine organizzatore di eventi… 
Carlo Gardani nasce in via Porzio, a pochi passi da piazza Garibaldi. 
Carlo Gardani quando tira i primi calci a un pallone, lo fa anche in mezzo al fango: poi sua mamma, mia nonna, lo fa entrare in casa dalla porta secondaria così suo papà, mio nonno, non lo sgrida e non si preoccupa per il raffreddore in arrivo. 
Carlo Gardani ha un carattere vivace: sua sorella, mia zia, lo chiama “spacamuntagni”. Non lo perderà mai… 
Carlo Gardani organizza tutto: un giorno con una giovanile vanno a giocare in casa della prima in classifica, che le ha vinte tutte. “Mettiamoci dietro, aspettiamoli e ripartiamo”: vincono 5-0 in contropiede, come nulla fosse. 
Carlo Gardani fa il militare a Savona: amicizie che si porta avanti per una vita intera. E quando fanno le gare di pugilato, e gli tocca battersi con Roberto Sterza, suo grande amico, insieme prendono in giro i giudici fingendo di darsele. “Perché io con un mio amico non mi batto e piuttosto mi faccio squalificare”. 
Carlo Gardani inizia a lavorare a Milano: passa da piazza Fontana, il 12 dicembre 1969, mezz’ora prima che la bomba esploda. 
Carlo Gardani conosce sua moglie, mia mamma, e insegna a tutti cos’è l’amore per sempre. E ti prometto, papà, che la mamma non rimane da sola. 
Carlo Gardani con una 500 blu va fino a Parigi e a Londra. “One tea”. 
Carlo Gardani sembra Lucio Dalla, ma se si mette a ballare al karaoke fa Celentano. 
Carlo Gardani fonda il Casalmaggiore, batte la Casalese nel derby, poi capisce che bisogna unire le forze. 
Carlo Gardani per tutti è il presidente: la Casalese dei casalesi nasce da lì, da un sogno al quale era giusto credere, alla faccia dei tradimenti. 
Carlo Gardani quando Joe Cocker fa il suo concerto mette i soldi nei sacchi del pane, “perché lì di sicuro non ci guarda nessuno e sono al sicuro”. 
Carlo Gardani festeggia le notti magiche di Casalmaggiore: e per lui un oro è un traguardo, ma anche un bronzo va celebrato perché è figlio del sudore. 
Carlo Gardani va al Parma e abbozza un’altra utopia. Parte con alcuni amici fidati e regala all’Italia, all’Europa, al Mondo un’epopea di calcio giovanile d’avanguardia e unica. 
Carlo Gardani scopre tanti talenti, si fa arrivare a casa i pacchi del materiale sportivo per essere sicuro che siano in buone mani e poi li distribuisce. “Gardan, l’è rivà al pack?”. 
Carlo Gardani torna dalla banca alle 16.45, alle 17 parte per Parma e torna a casa che è già passata l’ora di cena. Dovrebbe essere un padre assente, e invece è più che mai presente: qualche volta mi porta con sé nella pancia del Tardini. “Se fai i compiti ti faccio conoscere qualcuno del Parma di Scala”. 
Carlo Gardani nella spazzatura riesce a vedere l’oro. E in ogni ombra vede una luce, un’opportunità. A San Luca, in Calabria, terra che tutti volevano persa, regala col calcio un’occasione si riscatto: il suo miracolo forse più grande. 
Carlo Gardani quando capita in Campania, deve andare a San Gregorio Armeno e stai sicuro che almeno una statuina del presepe nuova la porta a casa. 
Carlo Gardani, quando io compio gli anni al mare, chiama i miei amici e per non fare mancare a nessuno un regalo, organizza una specie di estrazione e per tutti arriva qualcosa: una maglietta, un paio di pantaloncini, un pallone… 
Carlo Gardani, quando va a funghi, stai pur sicuro che qualcosa porta a casa. 
Carlo Gardani ad ogni Natale prepara la tavolata e ciascuno ha il proprio segnaposto speciale. 
Carlo Gardani non riesce a stare fermo: e ad ogni badilata si rialza e riparte. 
Carlo Gardani mi chiama il 30 luglio 2004 dal letto d’ospedale dopo l’operazione al cuore. Triplo bypass. Ha un filo di voce, ma i suoi auguri per il mio compleanno non mancano. 
A Carlo Gardani qualcuno dice che si è voluto arricchire con la politica. Affermazione talmente vera che è stato l’unico a proporsi, a Casalmaggiore, come sindaco a costo zero. 
Carlo Gardani dice: “Largo ai giovani”. Anzi, gli altri lo dicono, lui lo fa. 
Carlo Gardani crede nell’ambiente e nel controllo. 
Carlo Gardani è pensiero e azione. E se le parole sono troppe ad un certo punto ti fulmina: “Sì, ma vagan fora”. 
Carlo Gardani magari ti manda a quel paese, ma poi ti tende la mano. 
Carlo Gardani non ti dice buongiorno o buonasera. Ti dice buon anno, così dura di più. 
Carlo Gardani ha una telecamera in mano e filma tutto. “Ma papà per oggi ho già tanti servizi”. “Non fa nulla, questi li farai domani, ma il territorio ha bisogno di visibilità. E mi raccomando metti questa clip, che mi è uscita bene. Ah, che regista!”.  
Carlo Gardani al mio matrimonio scatta una foto con la Polaroid e scrive: “Ci sono riuscito”. 
Carlo Gardani, quando rimprovero mia moglie davanti agli altri, mi ammonisce: “Non farlo mai più, le cose vostre si risolvono in privato”. 
Carlo Gardani alla prima lezione di suo figlio, mio fratello, a Zurigo tiene botta, con la schiena a pezzi. E ci riesce anche lì. 
Carlo Gardani si riscopre scrittore: inventa le favole di Macomepungi. Dal letto d’ospedale scrive un ultimo racconto, il volo delle cicogne che salutano l’Italia dall’alto, proprio come sta facendo lui in questo momento. 
Carlo Gardani chiede a mia mamma e mio fratello di portargli marobini, lasagne, tortelli e coniglio. “Inco u propria magnà ben”. 
Carlo Gardani, in un ultimo anelito di vita, prova ad alzarsi dal letto. I medici ci hanno detto che è caduto, alle 16.48 di martedì 12 gennaio 2021. Ma io non ci credo: ha soltanto preso la rincorsa. Per ritrovare suo fratello, i suoi genitori, i tanti parenti, i tantissimi amici. E quel bambino che dal 1974 lo stava aspettando. Perché Carlo Gardani è ancora un meraviglioso genitore anche lassù. 
Carlo Gardani è un dono di Dio. No, non è un santo. Gli basta essere Sante. 
Carlo Gardani, dopo due giorni in cui stavo male come un cane, facendo preoccupare mia mamma, mio fratello, mia moglie, mi parla in sogno e mi dice: “Ades lasa lè”. Poi quando torna da Milano, dal penultimo viaggio, fa in modo che la mia auto si ritrovi, all’uscita dell’autostrada, col furgoncino che lo sta trasportando. E non si dica che non ha organizzato tutto. 
Carlo Gardani lascia un messaggio. Lo manda a mia mamma, mio fratello e a me. E noi lo condividiamo con voi, come vuole lui: “Guardate avanti. E pensatemi sempre”. 
Facciamolo davvero, ciascuno per la propria parte, ciascuno col proprio personale ricordo. Portatelo a casa da questa cerimonia. E allora sì, potremo dire… 
CARLO GARDANI VIVE
VIVA CARLO GARDANI!”.

Un resoconto di un viaggio intenso, fatto di tantissime tappe, di tante gioie e qualche dispiacere. Un viaggio che prosegue e proseguirà sempre e per sempre per chi lo porta nel cuore pensando al suo esempio e a quello che in questa vita Carlo Sante Gardani ha lasciato e continua a lasciare.

Nazzareno Condina

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