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Scontri al corteo, l'Appello
ribalta la sentenza di Cremona
Riconosciuta la devastazione

Dopo quasi quattro ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello di Brescia, accogliendo la richiesta del procuratore generale, ha ribaltato la sentenza emessa il 14 luglio del 2016 in primo grado a Cremona, riconoscendo il reato di devastazione per gli imputati arrestati nella seconda tranche dell’inchiesta sugli scontri del 24 gennaio del 2015 in occasione della manifestazione dei centri sociali.

Dopo quasi cinque anni dai fatti, i giudici di Brescia hanno condannato a 3 anni, 6 mesi e 20 giorni il cremonese Filippo Esposti, informatico militante del centro sociale Dordoni, e a 3 anni ciascuno degli altri due imputati: Giovanni Marco Codraro, siciliano attivo nei collettivi universitari e il bresciano Samuele Tonin. Tutti sono stati processati con il rito abbreviato e a tutti sono state riconosciute le attenuanti generiche. Pene inferiori rispetto a quelle chieste dal procuratore generale che invece aveva chiesto 5 anni e 4 mesi per Esposti e 4 anni ciascuno per gli altri due.

Disposti i risarcimenti alle parti civili, Comune di Cremona in primis, rappresentato dall’avvocato Cesare Gualazzini.

Nel 2016, a differenza degli arrestati del primo gruppo, tutti condannati in via definitiva per devastazione, l’ex gup di Cremona Christian Colombo aveva deciso diversamente dal collega Pierpaolo Beluzzi, assolvendo Esposti e condannando gli altri due: Codraro a 9 mesi e 26 giorni e Tonin a 10 mesi e 3 giorni, ma per il reato più lieve di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Il solo Tonin, che aveva assaltato la sede della polizia municipale, aveva dovuto risarcire i danni al Comune. Contro la sentenza, la procura di Cremona, che aveva chiesto le condanne per devastazione per tutti gli imputati, aveva fatto ricorso.

Nell’atto di Appello, la procura chiedeva la riforma della sentenza per “mancata o comunque erronea valutazione delle risultanze processuali e conseguente erronea applicazione della legge penale sostanziale”.

Per l’accusa, Codraro sarebbe stato nelle primissime file del corteo e avrebbe ripetutamente lanciato oggetti contundenti, mentre Tonin sarebbe stato tra coloro che avevano lanciato fumogeni verso i reparti delle forze dell’ordine e che avevano danneggiato il comando della polizia municipale. Esposti, invece, si sarebbe occupato degli acquisti di giacche, zaini e caschi utilizzati durante gli scontri.

Nella motivazione della sentenza, l’ex gup Colombo aveva definito le azioni “circoscritte in uno spazio estremamente esiguo rispetto all’ampiezza della città: al massimo un chilometro” e avvenute “in un lasso di tempo limitato”. “I danneggiamenti, durati poche ore”, scriveva il giudice, “avevano a oggetto per lo più edifici privati utilizzati per lo svolgimento di specifiche attività commerciali di carattere finanziario (undici banche e tre assicurazioni) siti in luoghi vicini”. Per questo motivo, “è improbabile che le violenze scoppiate durante il corteo antifascista abbiano potuto avere l’effetto di turbare il senso di sicurezza in capo all’intera collettività della città di Cremona”.

Per quanto riguarda la posizione di Esposti, per l’ex gup, quegli oggetti “non venivano direttamente utilizzati come strumenti per la commissione dei reati, potendo al più aver consentito agli autori di nascondere il proprio viso e parte dei propri indumenti”. E perché “in assenza di ulteriori circostanze da cui poter inferire l’esistenza di un pregresso accordo per la realizzazione dei futuri reati, l’ampia pluralità di utilizzazioni, anche vietate ma non penalmente dalla legge, degli oggetti acquistati dall’imputato in occasione di cortei come quello svoltosi a Cremona, rende estremamente difficoltoso ritenere provato che l’acquisto degli oggetti effettuato dall’imputato fosse finalizzato alla commissione degli specifici reati sopra indicati”.

Sara Pizzorni

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