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Cent'anni fa la nascita del Pci: i primi passi del partito a Cremona

Cento anni fa,  il 21 gennaio con il Congresso di Livorno,  nasceva il Partito Comunista d’Italia; qualche settimana dopo, il 13 febbraio, nel Salone dei Quadri del Municipio, si costituiva la federazione comunista di Cremona, la seconda in Lombardia per numero di iscritti, con una forte presa fra i lavoratori: muratori, fornaciai, ceramisti ed una forte incidenza anche fra i salariati e braccianti agricoli.

Protagonisti di quella stagione furono tra gli altri i due delegati cremonesi al Congresso di Livorno: Tarquinio Pozzoli, dal 1920 sindaco di Cremona e primo segretario cremonese della federazione e Dante Bernamonti,  direttore del giornale ‘L’Eco dei Comunisti”, che subì successivamente il confino e fece poi parte della Costituente. Terza figura fondamentale fu Ferruccio Ghinaglia, classe ’99, promotore  della frazione comunista tra i giovani socialisti e ucciso in un agguato fascista a Pavia dove studiava Medicina e dove era stato in prima fila nella fondazione della locale federazione del Pci.

Ogni anno, il 21 gennaio, una rappresentanza del partito  cremonese porta fiori alle lapidi di Pozzoli e Bernamonti al cimitero: quest’anno la commemorazione è stata annullata per la pandemia.

Sui 100 anni del Pci cremonese è da poco uscito un libro edito dalla Fondazione Cremona Democratica, con la ricostruzione di quegli anni e dei successivi attraverso le parole di Giuseppe Azzoni ed Evelino Abeni intervistati da Giorgio Barbieri.

“Nei suoi primissimi anni di attività – si legge tra l’altro  – il nuovo partito fu particolarmente impegnato in rivendicazioni e scioperi per la disoccupazione, i bassi salari, le gravi condizioni di lavoro e di vita. Frequenti anche le iniziative di solidarietà con i soviet della Russia, con ‘veglioni rossi’ per raccogliere fondi e col contrasto al passaggio di treni carichi di armi mandati dal governo ai controrivoluzionari”.

E’ in quegli anni che si accende lo squadrismo fascista con “innumerevoli fatti di violenza”, tra cui l’incendio della Camera del lavoro o l’uccisione a randellate, l’11dicembre 1921, del socialista Attilio Boldori, vicepresidente della Provincia e dirigente cooperativo.  Fino allo scioglimento dei partiti disposto dal regime fascista e il passaggio in clandestinità dei suoi iscritti e simpatizzanti.

Ma come furono quei primissimi mesi di vita del partito, che tra il 1921 e il 1922 pubblica il settimanale l’Eco dei comunisti, uno dei 15 giornali periferici del partito in Italia? La composizione sociale rispecchia la realtà del proletariato provinciale: salariati fissi ed avventizi delle cascine, muratori e fornaciai, operai della Cavalli e Poli e di altre fabbriche, ma anche artigiani, insegnanti, impiegati.

Tarquinio Pozzoli aveva trascorso l’infanzia in orfanotrofio, quindi era stato falegname e poi operaio alla cavalli e Poli. “Autodidatta tenace e intelligente, era a capo della corrente comunista del Psi già con rilevanti responsabilità: era stato in trincea nella prima guerra mondiale, si era ammalato di Tbc e condannato a 10 anni di carcere nel 1917 per propaganda contro la guerra tra i soldati. I socialisti cremonesi lo vollero sindaco alle elezioni del 1920, carica da cui si dimisi un anno dopo, i coerenza con il maggior numero di voti presi dai socialisti. Convinto della necessità di tenere unito il movimento dei lavoratori, morì a soli 31 anni nel 1927.

Suo braccio destro era Dante Bernamonti: classe 1898, famiglia poverissima che però gli permise di studiare alle magistrali. Anch’egli condannato per la sua propaganda, subì violente ritorsioni da parte dei fascisti e si trasferì a Milano dove continuò la militanza comunista. Scoperto dalla polizia e arrestato nel 1933, l’anno dopo Bernamonti fu condannato a cinque anni di confino. Soltanto nel 1943 poté riprendere appieno il suo impegno antifascista nella Resistenza cremonese.
Dopo la Liberazione, Bernamonti fu eletto segretario della Camera del Lavoro di Cremona e fu deputato alla Costituente. Al momento della sua improvvisa scomparsa, dirigeva il movimento cooperativo cremonese.

Giuliana Biagi

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