Cronaca
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In tempi di Covid più prodotti made in Italy e a Km0: lo studio cremonese

(foto di repertorio)

Più prodotti made in Italy e a km0. E’ questa la tendenza nei consumi degli italiani emersa da un’indagine che ha coinvolto 4mila persone targata EngageMinds Hub, il Centro di ricerca dell’università Cattolica, e in particolare dall’Area food del Centro che ha sede a Cremona nel Campus di Santa Monica.

Secondo l’indagine il 70% delle persone acquisti spesso o sempre prodotti Dop, Igp o Stg, cioè a qualità certificata europea. La preferenza per i prodotti locali e il made in Italy inoltre è ancora maggiore tra le persone sopraffatte da stati d’ansia e depressivi e da un’aumentata percezione del pericolo del Covid.

Il 52% degli intervistati ha acquistato cibi a Km0. L’analisi dell’EngageMinds Hub dimostra che nell’ultimo mese il 49% del campione ha acquistato con elevata frequenza prodotti “senza olio di palma”. Si tratta del “free-from” con più appeal per il consumatore. Un quarto degli italiani ha dichiarato di aver consumato poi spesso o sempre latte “senza lattosio” e il 19% alimenti “senza glutine”.

In costante crescita nel tempo sono anche i prodotti “arricchiti”, perché se a dicembre sono risultati acquistati molto frequentemente dal 32% degli italiani, nel febbraio 2019 questa quota partiva dal 27% per poi passare al 30% a maggio 2020 e al 31% a settembre.

La spiegazione di Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e della salute e direttore dell’EngageMinds Hub, affidata ad Avvenire, è che “il consumatore , in tempi di Covid, sia orientato verso alimenti di qualità, ma soprattutto di cui è certificata, l’origine”.

Una “dinamica coerente con atteggiamenti più generali di diffidenza verso ‘l’esterno’ o ‘l’esotico’ che una pandemia sorta in Asia ha portato in molte persone, e che sfocia in comportamenti un poco più chiusi, anche in campo alimentare”

Laura Rossi, di Filiera Corta Solidale, commenta: “Sicuramente c’è stato un aumento per quanto riguarda il trend, lo stimerei tra il 20 e il 30%. Noi, come consegne settimanali siamo passati da una cadenza quindicinale a settimanale”.

“E’ difficile – aggiunge Rossi – leggere i dati e capire quanto sia attribuibile ad un fattore piuttosto che ad un altro: sicuramente il fatto che la gente stesse a casa e non potesse andare fuori a mangiare ha contribuito”.

La referente di FCS, poi sottolinea: “Mi pare un orientamento generale del mercato quello di andare sui prodotti km0 e non può che farci piacere. Posso testimoniare che molti nostri produttori non si sono mai fermati continuando a lavorare: per noi il km0 è una caratteristica fondante”.

FCS, che ha assunto due persone nell’ultimo periodo, si è anche mossa in aiuto delle aziende in difficoltà: “Abbiamo effettuato acquisti mirati ad aziende che hanno risentito della situazione legata al Covid”.

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