Cronaca
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Ristoratori allo stremo: 'Non fateci chiudere di nuovo'

I titolari di ristoranti e pubblici esercizi mettono le mani avanti rispetto ad un possibile ritorno della Lombardia in zona arancione, c0me gli ultimi dati sanitari sembrano prefigurare (l’ufficializzazione dei nuovi colori avverrà domani). E lanciano un vero e proprio grido di dolore, ancora una volta dalla trattoria Cerri che negli ultimi mesi  ha fatto apripista per le richieste del settore.

“E’ un anno -si legge nel documento diffuso oggi – che combattiamo con questo virus, tanti di noi hanno pagato un prezzo molto alto, hanno perso persone care, hanno rischiato di perdere la propria vita, ma adesso BASTA!

BASTA vivere in questa condizione di incertezza senza sapere per quanto potremo continuare a lavorare.

Da mesi come Arpe  chiediamo scelte più intelligenti, scelte che contemplino sia le esigenze sacrosante della salute, ma anche quelle altrettanto fondamentali dell’economia.

Già perchè qui non si parla solo di soldi nel senso più materialistico del termine, ma, anche se il nostro può essere considerato un lavoro frivolo, perchè secondo tanti non è fondamentale andare al ristorante o al bar,  per noi non è un gioco; noi abbiamo bisogno di lavorare per  vivere, per mantenere i nostri figli, noi stessi e le nostre famiglie.

Lavoriamo perchè oltre che essere un diritto sancito dalla Costituzione e che quindi dovrebbe essere garantito in quanto cittadini italiani, ci dà dignità e sembra che nessuno si renda conto di cosa vuol dire passare le settimane ed i mesi senza sapere per quanto tempo la serenità di poter continuare ad avere un lavoro può durare.

Siamo allo stremo delle nostre forze, sia economiche che emotive.

Non è necessario avere un nobel in economia per capire che, giunti a questo punto, bisogna procedere con il metodo che chiediamo da mesi.

Ovvero attuare dei provvedimenti restrittivi solo per quelle zone in cui la situazione sanitaria è veramente pesante e lasciare lavorare gli altri sempre rispettando tutte le norme per prevenire un eventuale contagio.

Ciò consentirebbe inoltre di disporre di maggiori fondi per aiutare le aziende che sarebbero costrette a chiudere.

Non dimentichiamo che i ristori arrivati finora sono una presa in giro per attività che anche da ferme hanno costi fissi importanti, non sono bastati a coprire i costi che abbiamo dovuto sostenere anche se chiusi.

Sulla base degli ultimi dati forniti da Ats, Cremona è la seconda miglior provincia lombarda con una curva stabile e bassa, quindi si può continuare a lavorare tutelando le esigenze sanitarie.

Speriamo che chi ci governa si renda conto che farci chiudere ancora comporterebbe un danno notevole che se non adeguatamente risarcito porterebbe alla chiusura definitiva di tante attività”

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