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Beni confiscati alle mafie:
9 immobili destinati
in provincia di Cremona

Nella foto Leonardo Ferrante e Tatiana Giannone di Libera

I beni sottratti alle mafie, specie se riutilizzati ai fini sociali, hanno un triplo valore: politico, simbolico ed economico. Monitorarli significa garantire che le Istituzioni, tramite la trasparenza, ne comprendano la centralità. Un tema che i docenti del Cpl di Cremona (scuola capofila Torriani), venerdì 19 febbraio impegnati nella formazione sul Monitaraggio civico, hanno ben compreso nel concreto: tramite il sito dell’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata è emersa l’entità dei beni confiscati in Provincia e la loro dislocazione (nove tra Spino d’Adda, Dovera, Trescore Cremasco).

Si tratta di immobili destinati, di cui si conosce indirizzo e uso. Ci sono poi i beni in gestione che non hanno terminato l’iter giuridico amministrativo e quindi non sono ancora destinati. Tatiana Giannone, della segreteria nazionale di Libera, ha spiegato come l’obiettivo dei cittadini monitoranti, in base alla legge sulla trasparenza amministrativa e al Codice delle leggi antimafia è quello di ottenere dati sul numero totale delle unità immobiliari destinate sul territorio nazionale, ma siamo lontani dall’acquisirli, per l’opacità di molte amministrazioni.

Scopo della formazione di venerdì è stato anche quello di portare i docenti a sollecitare gli studenti verso azioni concrete e semplici di monitoraggio, con l’ausilio di alcuni strumenti che Internet offre, anche per l’impegno di associazioni come Libera che, per esempio, ha stilato il glossario dei beni confiscati.

Il protagonismo delle cittadine e dei cittadini in questo campo è stato reso possibile dal lungo percorso delle leggi antimafia che, ha ricordato Tatiana Giannone, di ‘Libera’, è una strada segnata di stragi e svolte normative, dalla legge 575/1965, alla legge 109/1996 che definisce che i beni confiscati devono essere restituiti alla collettività.

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