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Bar e ristoranti, la sorpresa
32 cessazioni negli ultimi
14 mesi ma anche 26 aperture

Un anno drammatico, il 2020, per i titolari dei pubblici esercizi, una delle categorie più penalizzate dal lockdown e dalle aperture a singhiozzo. Ma i dati dell’Unità di Staff ed area omogenea del Comune dicono anche qualcos’altro: tra il 1 gennaio dello scorso anno e il 12 febbraio del 2021 nel solo comune di Cremona ci sono state 32 cessazioni, di cui cinque nell’ultimo mese e mezzo. Nello stesso arco temporale, tra bar e ristoranti, sono state registrate 26 nuove aperture.

Per la verità sono più le vetrine vuote a spiccare nel panorama cittadino, rispetto a quelle nuove.

In corso Vittorio Emanuele II a inizio febbraio ha chiuso ‘La Cafetera’, un locale storico di Cremona, specializzato in varie miscele di caffé, con una clientela molto affezionata, liberando il locale attiguo alla galleria che mette in comunicazione il corso con via Ala Ponzone. Pochi metri più avanti ha chiuso la forneria con servizio bar e pranzo veloce, molto frequentata da chi lavorava negli uffici pubblici del centro, molti dei quali rimasti in smart working per quasi tutto lo scorso anno. Qui è in corso una ristrutturazione.

Proseguendo lungo il corso, ha chiuso il bar d’angolo con via Ala Ponzone, mentre in prossimità di piazza Cadorna, stessa sorte per la Toasteria.

“Non necessariamente – ci spiega Giorgio Bonoli, direttore Confesercenti Cremona – si tratta di nuove Partite Iva, ma può accadere che il titolare di una determinata attività abbia ampliato l’offerta aggiungendo il codice Ateco che consente l’attività di somministrazione”.

Potrebbe essere il caso di una piadineria o toasteria o ancora di una panetteria, che hanno aggiunto la macchina del caffè all’interno del proprio esercizio, oppure hanno usufruito delle agevolazioni (plateatico gratuito) disposte dal Comune lo scorso anno per aprire un dehors: per farlo, occorre avere la licenza di somministrazione alimenti o bevande.

“Che ci fosse un fermento  nel settore dei pubblici esercizi, ma più in generale del commercio cittadino, era emerso anche quando abbiamo deciso, proprio su input delle categorie, di aprire la partecipazione ad uno di bandi a favore del terziario anche alle nuove attività, quelle che non potevano fornire i dati del 2019 per accedere ai contributi”, spiega l’assessore al Commercio Barbara Manfredini.

“L’anno che si è chiuso è stato molto difficile, ma ci sono state anche persone che, perso il precedente lavoro, hanno deciso di aprire un’attività in proprio, vivacizzando il settore. Le start up che abbiamo visto nascere sono state in grado di personalizzare il loro tipo di vendita, adattandosi a nuove abitudini di consumo quali l’on line, i contatti whatsapp con i clienti che consentono di vedere quanto è esposto in negozio senza andarci fisicamente, riuscendo anche, in questo modo, a rivolgersi a un target specifico e a fidelizzarlo”

Giuliana Biagi

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