Cronaca
Commenta6

Rubarono le offerte in Duomo: 4 processi per il furto di 58,90 euro. Battaglia sull’aggravante

Quattro processi per il furto di 58,90 euro di offerte dei fedeli dalla Cattedrale di Cremona avvenuto nel giugno del 2014. Tutto a causa di un’aggravante riconosciuta dalla Corte d’Appello che ha condannato gli autori, Alessandro, 44 anni, cremonese, e Angelo, 45 anni, milanese, rispettivamente a nove mesi e 180 euro di multa, e 10 mesi e 200 euro di multa. Pene leggermente ridotte rispetto a quanto deciso il 20 marzo del 2017 dal tribunale di Cremona.

Sei anni fa i due, entrambi pregiudicati, tossicodipendenti e senza fissa dimora, avevano rubato 58,90 euro di offerte custodite in Cattedrale, ma le telecamere interne li avevano ripresi. Uno era l’autore materiale e l’altro il ‘palo’. L’accusa con la quale erano stati giudicati e condannati in primo grado era quella di furto in concorso con l’aggravante di aver commesso il fatto su cose destinate a reverenza. Un anno, quattro mesi e 250 euro di multa per Alessandro, un anno, sei mesi e 300 euro di multa per Angelo.

Nel frattempo il sagrestano della Cattedrale aveva rimesso la querela: non erano stati arrecati danni all’interno della chiesa e la somma rubata era stata poi restituita. Essendo, però, la querela procedibile d’ufficio in quanto c’era l’aggravante, i due imputati erano stati giudicati anche in Appello dove però l’aggravante era caduta e nei confronti dei due ladri era stata emessa sentenza di non luogo a procedere.

Secondo i giudici, “l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede può essere esclusa da una sorveglianza esercitata sulla cosa solo se questa formi oggetto di una diretta e continua custodia da parte del suo proprietario o di una persona addetta, e non è esclusa da una sorveglianza meramente saltuaria, richiedendosi invece una sorveglianza specificamente efficace nell’impedire la sottrazione dell’oggetto”.

Il procuratore generale di Brescia aveva impugnato la sentenza di secondo grado e la Cassazione gli aveva dato ragione, annullando l’assoluzione e rinviando il processo alla seconda sezione della Corte d’Appello.

Nel quarto procedimento, l’ultimo, i giudici hanno riconosciuto l’aggravante e condannato gli imputati. Secondo i magistrati della seconda sezione, “il furto è stato perpetrato all’interno di un luogo di culto aperto al pubblico dei fedeli, sicchè va applicata la più severa regola juris vigente in tale caso, configurandosi una tutela rafforzata anche in presenza di una custodia meramente saltuaria non specificamente diretta ad impedire la sottrazione dell’oggetto”.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Commenti